martedì 28 aprile 2015

Un Irriverente Ionesco al Manzoni di Milano. La Cantatrice Calva

 

Il signore e la signora Smith, il signore e la signora Martin, la cameriera, il capo dei pompieri: sei i personaggi in palcoscenico nell'irriverente versione de la Cantatrice Calva di Eugene Ionesco, in scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 29 aprile. 

Leonardo Manera e Max Pisu (volti noti di Zelig) accompagnati dalle loro deliziose e bravissime consorti Roberta Petrozzi e Stefania Pepe, ci accolgono per una serata "inglese": "il signor Smith, inglese, nella sua poltrona e nelle sue pantofole inglesi, fuma la sua pipa inglese e legge un giornale inglese accanto a un fuoco inglese. Porta occhiali inglesi; ha baffetti grigi, inglesi. Vicino a lui, in un'altra poltrona inglese, la signora Smith, inglese, rammenda un paio di calze inglesi. Lungo silenzio inglese. La pendola inglese batte diciassette colpi inglesi".

Una pace casalinga spezzata dall'arrivo di ospiti, i signori Martin, che non si sa se sono graditi o sgraditi, e il capo dei pompieri, alla disperata ricerca di un fuoco da spegnere, fosse anche quello del camino.

Ma di inglese a dire il vero, e per fortuna, c'è ben poco: i dintorni di Londra sfumano nei contorni di molte città italiane, gli interni potrebbero essere quelli di casa nostra o dei nostri vicini... la questione esposta sempre la medesima: l'incomunicabilità dovuta alle convenzioni e lo stridente contrasto tra parola e forma.


Dialoghi in cui tutti parlano ma nessuno dice, di fatto, nulla: un contrasto cercato e voluto che trova ideale fondamento nella complicità e nella brillante interpretazione dei protagonisti, tutti “performers” abituati a portare sul palcoscenico le proprie parole, e a stabilire un contatto intimo e diretto con la platea. 


 Un adattamento moderno, un allestimento nuovo che si distacca dal cupo interno borghese che solitamente si ritrova nelle rappresentazioni di questo testo, un ritmo ben calibrato da spettacolo comico, rendono piacevole e fruibile un testo, così complesso, considerato tra i capolavori del teatro dell'assurdo.

@Antonietta Usardi

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