lunedì 4 maggio 2015

Il Principe dei Sogni in Mostra nella Sala delle Cariatidi

 

Fino al 23 agosto nella Sala delle Cariatidi, a Palazzo Reale, viene ospitata la mostra “Il Principe dei sogni. Giuseppe negli arazzi medicei di Pontormo e Bronzino”: venti arazzi cinquecenteschi commissionati da Cosimo I de’ Medici per la Sala de’ Dugento di Palazzo Vecchio a Firenze.

Oltre 400 metri di tessuto istoriato raccontano la storia di Giuseppe così com’è narrata nella Genesi (37-50). Ci sono voluti diciassette anni, più di quattrocentomila ore di lavoro, per restaurare questi meravigliosi arazzi che furono progettati e disegnati da Agnolo Bronzino, Jacopo Pontormo e Francesco Salviati e realizzati dai maestri fiamminghi Jan Rost e Nicolas Karcher, chiamati in Italia da Cosimo I per rafforzare a vantaggio di Firenze e della Toscana il distretto tessile locale e per rendere competitiva l’arazzeria medicea (che, infatti, sopravvisse al granduca). 

 Cosimo I sceglie le Storie di Giuseppe perché trova in lui il suo alter ego. La dinastia medicea amava la storia di Giuseppe, eroe probe e mite, cacciato dai suoi familiari più stretti, ma capace di sfuggire agli invidiosi, di conquistare una posizione importante partendo dal nulla e contando solo sulle proprie qualità intellettuali, dimostrando infine clemenza e senso di giustizia. Anche i Medici avevano provato l’esilio e il racconto biblico era una metafora perfetta delle vicende della grande famiglia fiorentina. Il tema scelto acquistava, quindi, un significato più politico che religioso. Cosimo voleva codificare una nuova immagine del potere e creare un vero e proprio mito legato ai Medici con l’intento di trasformare la Repubblica fiorentina in un principato assoluto. Nel 1545 Cosimo commissiona a Jacopo Pontormo i disegni preparatori per gli arazzi, ma non ne rimane soddisfatto e decide di integrarli con le opere del pittore di corte, Agnolo Bronzino (allievo dello stesso Pontormo).
  

Gli arazzi sono ordinati secondo il racconto biblico: “Il sogno dei manipoli”, “Giuseppe racconta il sogno del sole, della luna e delle stelle”, “Vendita di Giuseppe”, “Lamento di Giacobbe”, “Giuseppe e la moglie di Putifarre”, “Giuseppe fugge dalla moglie di Putifarre”, “Giuseppe in prigione e il banchetto del Faraone”, “Giuseppe spiega il sogno del Faraone delle vacche grasse e magre”, “Vendita del grano ai fratelli” “Giuseppe prende in ostaggio Simeone”, “Beniamino ricevuto da Giuseppe”, “Convito di Giuseppe con i fratelli”, “La coppa di Giuseppe ritrovata nel sacco di Beniamino”, “Giuseppe trattiene Beniamino”, “Giuseppe si fa riconoscere dai fratelli e congeda gli Egiziani”, “Giuseppe perdona i fratelli”, “Incontro di Giuseppe con Giacobbe in Egitto”, “Il Faraone accetta Giacobbe nel regno”, “Giacobbe benedice i figli di Giuseppe”, “Sepoltura di Giacobbe”. 



 Realizzati sui cartoni di Pontormo sono gli arazzi rappresentanti “Il lamento di Giacobbe”, “Giuseppe e la moglie di Putifarre” e “Giuseppe trattiene Beniamino”. Opera di Salviati è l’arazzo che racconta “Giuseppe spiega il sogno del Faraone delle vacche grasse e magre”.

Tutti gli altri arazzi seguono i disegni preparatori del Bronzino. Nell’arazzo “Giuseppe in prigione e il banchetto del Faraone” vengono rappresentati Cosimo I de’ Medici, nei panni del Faraone, la sua bellissima moglie, Eleonora di Toledo. Questi pregiatissimi capolavori rappresentano uno dei momenti più alti della creatività e del sapere artigianale italiano. 

Non solo erano la prima importante impresa dell’arazzeria medicea, ma lanciavano anche una “sfida” ai cicli pittorici realizzati a Roma da Raffaello e dalla sua scuola così come agli arazzi con gli “Atti degli Apostoli” realizzati dal Sanzio.

La mostra si completa con la proiezione di un docufilm che approfondisce i contenuti dell’esposizione, la storia degli arazzi medicei e l’evoluzione del progetto “Il Principe dei sogni”, prima esposto al Quirinale, ora a Milano e a settembre tornerà nel luogo per cui era stato creato, la Sala dei Duecento in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario di Firenze capitale. 

@Stefania Cappelletti

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