venerdì 11 settembre 2015

Scoprire Amy Winehouse

Il 15, 16 e 17 settembre nelle sale cinematografiche italiane esce il docufilm del regista Asif KapadiaAmy, the girl behind the name” che racconta la vita, tormentata e intensa, di Amy Winehouse

Il regista del già famoso e apprezzato documentario su Ayrton Senna, “Senna”, esplora in profondità la storia dell’artista inglese morta a soli 27 anni nel 2011. 

Una raccolta di immagini, filmati d’archivio inediti e interviste fa luce sulla crescita, sulle emozioni, sul dolore e sui malesseri della voce di “Back to black”. 

Filo conduttore del film sono le canzoni di Amy, autrice sia dei testi che delle musiche, che rappresentano una sorta di catarsi, se non addirittura una terapia, attraverso cui la giovane artista riusciva a metabolizzare emozioni molto difficili. 

Ne emerge il ritratto di una ragazza ipersensibile e intensa, molto complicata ma ricca di fascino e carisma, estremamente brillante, ma incapace di resistere alle pressioni del successo, con una vita sociale e familiare complessa. 

Il regista, insieme al suo producer James Gay – Rees e al suo editor Chris King, è riuscito per la prima volta ad intervistare gli amici intimi di infanzia di Amy Winehouse, che dopo la sua morte si erano chiusi in un silenzio carico di dolore, sensi di colpa, con un pesante bagaglio emotivo. 

Ma proprio la loro testimonianza permette di contestualizzare Amy, di ricordare al pubblico le sue origini di semplice ragazza della North London, intelligente, speciale ma allo stesso tempo comune, permettendo di conoscerla in modo completamente diverso dall’immagine che i mass media hanno dato di lei negli anni del suo successo. 

Il film non nasconde il declino e le tragiche vicende di dipendenza vissute dalla cantante che l’hanno portata ad una fine inesorabile. 

Sono stati montati filmati privati dell’artista molto crudi, ma che mostrano anche la sua incredibile fragilità. 

Un film assolutamente da vedere che parla, prima di tutto, di una persona che voleva essere amata e che troppo spesso invece è stata rifiutata e usata. 

@Stefania Cappelletti

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