giovedì 4 febbraio 2016

Le Maschere del Carnevale Ambrosiano

Come nasce il Carnevale Ambrosiano

Secondo la tradizione Sant’Ambrogio tardava a tornare dal suo pellegrinaggio e i milanesi approfittarono della situazione per prolungare i festeggiamenti carnevaleschi che divennero subito celebri per la loro grandiosità e sfarzosità. 

L’eleganza e la ricchezza del Carnevale aumentano nel Rinascimento e ancor più nel Seicento, quando compaiono le maschere della Commedia dell’Arte. 

I milanesi adorano questo periodo dell’anno, lo vivono come un momento liberatorio, vogliono poter godere di questa momentanea assenza di regole e poter eccedere in travestimenti, banchetti e feste e neppure la peste riesce a proibirgli di festeggiare. 

Tante le maschere che rendono ancora più allegro e variegato il Carnevale

Tra le più antiche troviamo “Beltrame”, contadino di Gaggiano stolto e fanfarone, che colleziona solo grandi stupidaggini tentando di apparire più signore di quello che in realtà è. “Beltrame” indossa una maschera marrone, un berretto nero, giacca, pantaloni e mantello, collo e polsini bianchi e una vistosa cintura gialla. Nel ‘600 lo sostituirà “Meneghino”, diminutivo di Domenico, creato da Carlo Maria Maggi e reso celebre dal poeta milanese Carlo Porta trasformandolo in patriota milanese contro la dominazione asburgica. 

Meneghino” non indossa alcuna maschera, ma solo pantaloni e casacca verdi bordati di rosso, panciotto a fiori, calze a righe orizzontali rosse e bianche, cappello a tricorno verde orlato di rosso. 


Meneghino” è sempre accompagnato da un’altra maschera, la “Cecca”, sua moglie, detta anche “Cecca di birlinghitt” perché ama abbigliarsi con fronzoli, nastri e guarnizioni. Volenterosa e buona, si prodiga in ogni modo per aiutare il marito, con il quale rappresenta la tipica coppia milanese che, con sacrificio, volontà e spirito imprenditoriale riesce a far quadrare i conti di casa. La “Cecca” veste un grembiule bianco su una gonna lunga color bordeaux a pallini bianchi, un corsetto di velluto nero con pizzi bianchi e bottoni d’oro e calze celesti, sul capo indossa una cresta pieghettata alla brianzola.

Un’altra maschera che ha le sue origini a Milano è “Pierrot”, francesismo per Pedrolino, uno zanni del Teatro dell’arte milanese: furbo e astuto, quando espatria in Francia nel 1673 perderà queste caratteristiche per diventare il mimo malinconico innamorato della Luna. Da subito “Pierrot” è vestito di bianco con il tipico cappello a laapouff floscio. 

Se volete vederli dal vivo, non perdete il tradizionale corteo storico che finisce con i festeggiamenti in Piazza del Duomo! 

@Stefania Cappelletti

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