domenica 6 marzo 2016

Otto marzo, otto donne a Milano: Gaetana Agnesi

Maria Gaetana Agnesi fu una donna straordinaria, purtroppo poco conosciuta ai giorni nostri, ma nella seconda metà del Settecento il suo nome era conosciuto in tutta Europa e stimata dall’Imperatrice Maria Teresa d’Austria e da papa Benedetto XIV

Prima di ventun figli, Gaetana dovrebbe essere destinata, come tutte le giovani donne dell’epoca, a imparare il ricamo, un’infarinatura di musica per deliziare gli ospiti e ovviamente ad un marito. 

Ma il padre, Pietro, è un anticonformista e quando si accorse della mente vivace della figlia e delle sue capacità, decise di spronarla agli studi. 

In casa la chiamano scherzosamente “oracolo settelingue” perché Gaetana sapeva parlare correttamente, oltre l’italiano, altre sei lingue: francese, tedesco, latino, greco, spagnolo ed ebraico. Il salotto di casa Agnesi in via Pantano è sempre affollato dei più grandi intellettuali del periodo, d’Italia e d’Europa, come Cesare Beccaria, Giuseppe Parini, i fratelli Verri, persino Mozart. 

Questo ambiente culturale e le conversazioni che nascono fecero conoscere a Gaetana Euclide, la logica, la metafisica, la fisica generale e quella esperimentale. 

Il padre, professore di matematica all’Università di Bologna, spinse Gaetana a scrivere dei saggi in cui mostrava i suoi progressi negli studi e ad esporli durante le serate di conversazione nel loro salotto. 

Gaetana scrisse 191 saggi che vennero pubblicati in una raccolta dal titolo “Propositiones Philosophicae” con testi riguardanti questioni di logica, botanica, cosmologia, ontologia, meccanica e pneumatologia, ossia la scienza degli spiriti. 

In realtà Gaetana vorrebbe potersi ritirare dalla vita mondana e seguire l’altra sua vocazione, quella religiosa, e chiese di poter diventare monaca, ma il padre Pietro si oppose con tutte le sue forze; la giovane accontentò il padre ma ottenne di poter abbandonare gli incontri nel loro salotto culturale, gli spettacoli teatrali e di dedicarsi esclusivamente allo studio dell’algebra e della geometria e all’assistenza delle malate dell’Ospedale Maggiore di Milano

E’ in questo periodo che Gaetana fece la conoscenza di padre Ramiro Rampinelli, professore di fisica e matematica presso il monastero degli Olivetani di S. Vittore a Milano, con cui approfondisce i suoi studi di matematica, rivelandosi la sua allieva migliore. 

Proprio padre Rampinelli la incoraggiò a pubblicare nel 1748 un testo di analisi, “Insitituzioni Analitiche ad uso della Gioventù Italiana”, dedicato all’Imperatrice Maria Teresa d’Austria; in questo testo Gaetana espose, con un linguaggio chiaro, semplice e preciso, i principi dell’algebra, della geometria analitica e del calcolo differenziale e integrale e descrisse un tipo di curva che chiamò “versiera”, ottenuta seguendo alcuni semplici procedimenti geometrici mentre in analisi matematica può essere espressa con una funzione cubica. 

Quando l’opera venne tradotta in Inghilterra, il termine “versiera” venne confuso con “avversaria”, intesa come chi è “ostile a Dio”, quindi una strega, e la curva descritta da Gaetana prese il nome di “witch of Agnesi”! 

Il testo di analisi portò a Gaetana un successo e una fama incredibili, tanto che Maria Teresa d’Austria volle onorarla con un anello di brillanti, papa Benedetto XIV le inviò benedizioni e doni preziosi, mentre Goldoni le dedicò un sonetto. 

Nel 1750 si trovò a sostituire il padre Pietro malato sulla cattedra di matematica a Bologna e quando giunse la sua morte il papa propose a Gaetana di assumere ufficialmente l’incarico, ma lei rifiutò decidendo di dedicarsi finalmente alle opere di carità, alla cura dei poveri e dei malati, agli studi privati e in special modo dei testi religiosi. 

Gaetana Agnesi aprì la propria casa alle inferme e si prodigò nell’assisterle, divenendo quasi serva e infermiera; ma fu costretta ad abbandonare la casa in seguito ad una causa per l’eredità promossa dagli altri fratelli. 

Ma ciò non demoralizzò la giovane studiosa che decise di andare a vivere in una stanza presso l’Ospedale Maggiore di Milano dove si trovò ancora più vicina alle sue malate. 

Aprì anche un suo piccolo ospedale in cui, prevalentemente, si prese cura di povere donne afflitte da demenza, cercando in ogni modo di evitare che finiscano negli orrori del manicomio della Senavra di corso XXII Marzo. 

I soldi iniziarono a scarseggiare sempre più e Gaetana, che mai si perse d’animo, decise di vendere tutto quanto le apparteneva, compreso anche l’anello di brillanti che ebbe in dono dall’Imperatrice; quando anche i soldi ricavati da queste vendite terminarono, Gaetana iniziò a bussare alle porte di amici, intellettuali, nobili chiedendo aiuti economici per le sue povere malate. 

Finalmente nel 1771 giunse la donazione del principe don Antonio Tolomeo Trivulzi e si potè fondare il Pio Albergo Trivulzio tra via della Signora e i Navigli, di cui, qualche anno dopo, Gaetana divenne direttrice, senza abbandonare i suoi studi religiosi e promuovendo lezioni pubbliche di catechismo. 

I suoi studi e la sua preparazione furono così approfonditi che il cardinale Pozzobonelli si rivolse sempre a Gaetana per discutere dell’ortodossia dei testi politici e religiosi, dichiarando che poteva ben meritarsi il titolo di “teologa”. 

L’umiltà di Gaetana Agnesi si vide anche in punto di morte: invece di avere i funerali adatti al suo livello sociale, stabilì di venir sepolta in una fossa comune insieme alle vecchiette che aveva curato al Pio Albergo Trivulzio

@Stefania Cappelletti

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