martedì 24 gennaio 2017

Sguardi alla Fondazione Ambrosineum

Svelare ciò che non si vede. Portarlo in vista, strapparlo all’indifferenza, conoscerlo e infine, per così dire, “salvare con nome”. 

Segue un filo coerente, la poetica di Margherita Lazzati, che fino al 12 febbraio 2017 presenta alla Fondazione Ambrosianeum di Milano la sua nuova mostra di fotografie“SGUARDI. Ospiti di Fondazione Sacra Famiglia” a cura della Galleria L’Affiche.

“Ho realizzato quasi 3.000 fotografie all’interno della Sacra Famiglia di Cesano Boscone, presentandomi tutti i martedì per quasi sei mesi – racconta l’autrice – In questa straordinaria realtà che dura da 120 anni ho vissuto un’esperienza di convivenza, incontrato eccellenti professionalità, un impareggiabile lavoro sociale, una grande umanità e apertura alla società e al mondo”. Ed è di tutto questo che l’autrice dà conto, svelando ciò che è nascosto, o perché precluso alla vista – è il caso di questa mostra, come dei ritratti inediti scattati settimana dopo settimana nel carcere di Opera – o perché non si vuol vedere – ed è il caso di “Visibili. inVisibili. reportage”, altra rassegna di successo presentata sempre in Ambrosianeum nel 2015.

Le immagini in mostra restituiscono così i “ritratti segreti” degli abitanti della Sacra Famiglia, attraverso mani, volti, sguardi e sorrisi dietro ai quali si intuisce una vita “altra”, diversa, ignota, ma non per questo meno vera.
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Ecco allora “Alvaro” con i suoi informi pani di argilla, “Tonino” con l’elmetto giallo che non abbandona mai, la laboriosa “Serafina” alle prese con le capsule usate del caffè e “Arianna”, ritratta a occhi chiusi in una nuvola di teli rossi che rimandano, forse, a una passione sopita. Ecco Mario, Giuseppe, Gabriele, Giorgio, giovani, vecchi, sorridenti, accigliati, ciascuno con la sua fragilità che emerge, prepotente, dal ritratto fotografico. È ancora una volta un reportage, quello che Margherita Lazzati ci propone. Con emozione, ma anche con la sua solita “lucidità quasi chirurgica”, come scrive di lei Cecilia Bianchini di Galleria L’Affiche. Ed è ancora una volta agli ultimi che va l’attenzione dell’autrice, sempre a caccia di quel “lato B” della Milano luccicante e nutrita che costituisce il fulcro della sua indagine. Perché, come ha scritto il filosofo Salvatore Natoli del lavoro dell’autrice, “non è certo un percorso fotografico che può risolvere questi problemi, ma li mette sotto gli occhi – e la Lazzati lo fa in modo semplice e pulito”.

@Redazione

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