venerdì 27 gennaio 2017

Rosco Mitchell Suona Coltrane per Aperitivo in Concerto

“Aperitivo in Concerto” presenta domenica 29 gennaio, ore 11.00, al Teatro Manzoni di Milano un imperdibile appuntamento musicale.

Geniale compositore e polistrumentista, fra le anime del multiforme e storico Art Ensemble of Chicago, Roscoe Mitchell non è solo un protagonista delle più creative avanguardie musicali africano-americane, ma un conoscitore profondo delle tradizioni della propria cultura, che affonda le radici nel jazz e nella sua storia.

Mitchell, in occasione del cinquantenario della morte di John Coltrane, affronta alcune fra le più significative pagine coltraniane, rivivificandone lo spirito, cogliendone l’essenza e il più profondo significato, esaltandone la perenne modernità.

Ed è questo il motivo principale di attrazione di un evento veramente speciale, perché Mitchell, grande compositore in proprio, di rado affronta pagine di altri autori: la sua rilettura dell’estetica coltraniana ha perciò il valore di un unicum. Perché Mitchell, artista di punta di un’estetica improvvisativa peculiare come quella di Chicago, si è eminentemente misurato con l’identità fonica degli strumenti, con il ritmo e con il silenzio: la sua visione del mondo coltraniano non punta perciò all’esame dell’approccio estatico talvolta implicito nel modalismo, ma alle componenti strutturali distinte di quel linguaggio.

@Redazione

Palazzo Morando. Lo Stile di Manolo Blahnik

Manolo Blahnik, la sua magia creativa e il suo stile inimitabile saranno in mostra a Palazzo Morando fino al 9 aprile 2017.

Si tratta della prima esposizione in Italia dedicata all’iconico stilista spagnolo, conosciuto da molti di noi per la passione delle quattro ragazze di Sex and the City per le sue scarpe.

L'esposizione, che copre 45 anni di attività permette di ammirare la migliore produzione di Manolo Blahník, vere e proprie opere d’arte che proprio in Italia, nell’hinterland milanese, prendono tuttora forma grazie ad imprese che ancora sentono fortemente la propria vocazione artigianale.

In mostra 212 scarpe e 80 disegni selezionati dalla curatrice Cristina Carrillo de Albornoz nell’archivio personale dello stilista, che conta oltre 30.000 modelli.

Milano è stata scelta dallo stilista proprio per il suo forte legame con l’Italia, patria dell’arte e dell’artigianato riconosciuta in tutto il mondo, e Palazzo Morando|Costume Moda Immagine è la cornice prestigiosa e ideale per ospitare questa mostra. Infatti, oltre alle calzature di Manolo Blahník, nelle sale museali del Palazzo è esposto un nucleo di scarpe provenienti dalla collezione delle Civiche Raccolte Storiche e selezionato da Chiara Buss, storica del costume e del tessuto.

La mostra è divisa in sei sezioni che esaminano i temi costanti e ricorrenti della carriera di Manolo Blahník.

La prima sezione (Core) mette in mostra le calzature dedicate a personaggi storici e contemporanei che hanno ispirato o avuto un ruolo importante nella vita di Blahník: da Alessandro Magno a Brigitte Bardot, sino a Anna Piaggi, leggendaria direttrice di Vogue Italia.

La seconda (Materiali) comprende una selezione di scarpe che illustrano l’attenzione per il dettaglio elaborato e la ricchezza di materiali e colori usati con maestria squisita.

La terza sezione esamina la sua passione per l’arte e l’architettura e il modo in cui queste ispirano le sue “costruzioni”.

La quarta sezione (Gala) espone una selezione delle scarpe più fantasiose dello stilista mettendo in evidenza la sua ironia e creatività: in questa sezione sono presenti le scarpe ‘Marie Antoinette’.

La quinta sezione è dedicata alla natura, al suo profondo amore per il mondo botanico, evidente fin dalla prima collezione.

Nell’ultima sezione sono esaminate le varie influenze geografiche e ambientali: qui sono i modelli ispirati a Spagna, Italia, Africa, Russia, Inghilterra e Giappone.

@Redazione

Vanni de Luca e i Suoi Prodigi al Manzoni di Milano

“Il trucco vi deluderà. Non ha nulla di geniale, richiede solo una preparazione esasperante che i tecnici dietro le quinte sono soliti chiamare SCHMEH. Sono lavori estenuanti che portano via una infinità di tempo e devono essere eseguiti alla perfezione se si vuole evitare che il numero fallisca” (Raymond Joseph Teller)

Arriva al Manzoni di Milano, il 30 e il 31 gennaio, uno spettacolo unico nel suo genere, che ci riporta agli spettacoli di magia di inizio secolo con Prodigi.

Protagonista Vanni De Luca, specialista delle meraviglie, un uomo che è riuscito ad utilizzare il proprio corpo in maniera straordinaria grazie ad un allenamento quotidiano e costante sviluppato in molti anni.

In una ambientazione a metà tra uno studio medico e un salotto ottocentesco, Vanni racconta vita morte e prodigi dei suoi maestri e predecessori da Harry Kahne a Thea Alba aprendo lo scrigno delle sue multiformi capacità: ricordare centinaia di pagine di un libro, risolvere in pochi secondi complicatissimi enigmi matematici, spingere il proprio corpo oltre i limiti della natura, scrivere e parlare al contrario, risolvere il cubo di Rubik mentre declama a memoria canti della Divina Commedia scelti dal pubblico, fino ad arrivare al suo numero di punta: le Meraviglie Multiple.


VANNI DE LUCA

Illusionista matematico, esperto in arti marziali, ed autentico calcolatore umano, Vanni De Luca è lʼuomo del momento. Nel 2015 riceve due importanti riconoscimenti: vince il Campionato Italiano di Mentalismo e il premio come Miglior Performer al Buskers Festival di Ferrara. Nel maggio del 2016 si aggiudica il primo premio del prestigioso Campionato Italiano di Magia.

mercoledì 25 gennaio 2017

Museo Bagatti Valsecchi. Le Novità di Gennaio

Un gennaio ricco di appuntamenti quello organizzato dagli amici del Museo Bagatti Valsecchi, che arricchisce la programmazione di visite guidate.

Oltre a quelle tradizionali sono previsti modi diversi per apprezzare i tesori e le ricchezze di questo museo, come le visite teatralizzate, al buio e in lingua inglese con una guida madrelingua.


Ecco i prossimi appuntamenti:

Giovedì 26 gennaio / Venerdì 17 febbraio ore 18 UN MUSEO AL LUME DI CANDELA
Ogni oggetto presenta un’anima diversa quando a illuminarlo è una flebile candela. Una visita guidata al buio alla scoperta degli aspetti più nascosti della collezione Bagatti Valsecchi, dove alla luce delle candele i visitatori avranno accesso esclusivo alle sale per una serata tutta speciale.
La disponibilità delle visite è limitata, si richiede pertanto la prenotazione
La visita è inclusa nel biglietto d’ingresso (Intero 9 euro, ridotto 6 euro)
Per maggiori informazioni: didattica@museobagattivalsecchi.org / T 02 7600 6132

Domenica 5 febbraio ore 14 e ore 16 Visita teatralizzata
Una guida sarà senz'altro in grado di spiegarvi nel dettaglio le caratteristiche della Casa Museo Bagatti Valsecchi, ma nessuno al mondo potrà farlo meglio di chi qui dentro ci ha vissuto: Fausto, padrone di casa e progettista, e la sua portinaia. Entrambi vi guideranno alla scoperta di questo gioiello nascosto tra le vie del centro.
Ingresso al Museo (comprensivo dell'ingresso al Museo e della tessera Dramatrà)
intero 15,00 euro / ridotto 10,00 euro (ragazzi 7-15 anni) / gratis per bambini sotto i 6 anni
Per informazioni e prenotazioni: Dramatrà T 340 1127035, info@dramatra.it

A fianco delle visite speciali restano sempre disponibili le audioguide del museo, incluse nel biglietto d’ingresso, e la app per smartphone Museo Bagatti Valsecchi, gratuita e disponibile sia per iOS che per Android; a soli 2 euro in più è invece possibile acquistare il Silent Book, una libro composto di sole immagini che suggerisce nuovi sguardi alle collezioni in una sorta di caccia al dettaglio.

@Antonietta Usardi

Due Partite. Cristina Comencini porta le sue donne al Teatro Manzoni

Un cast di tutto rispetto (Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Giulia Bevilacqua) e la regia di Cristina Comencini per Due Partite, in programma al Manzoni di Milano dal 2 al 19 febbraio.

Anni Sessanta, quattro donne giocano a carte in una casa.
Ogni giovedì, da molti anni, si riuniscono per fare una partita, chiacchierare, passare il pomeriggio … Portano con sé le loro bambine che giocano nella stanza accanto. Nessuna di loro lavora: fanno le madri, le mogli, si conoscono da molto tempo. Una di loro è incinta del primo bambino. Durante tutto il primo atto emergono storie e dettagli di esistenze parallele, che si intrecciano con toni sentimentali e comici, sullo sfondo delle tematiche esistenziali e sociali degli anni ’60.
La prima parte dello spettacolo, dominata dal tema della maternità, si conclude con la nascita di una nuova creatura.

Nel secondo atto, a distanza di 45 anni, quattro donne vestite di scuro arrivano alla spicciolata in un’altra casa, per partecipare ad un funerale. Capiamo che sono quelle bambine che nel primo atto giocavano nella stanza accanto.
A poco a poco le colleghiamo una dopo l’altra alle madri. Qualche volta per rassomiglianza, qualche volta per assoluto contrasto. A differenza di loro lavorano tutte, sono più consapevoli, ma anche tanto stanche.

Quasi due epoche allo specchio, due modi diversi di essere donne, alla ricerca di differenze e similitudini, nel tentativo di definire, oggi come ieri, la stessa identità femminile. Qualcosa che continua a sfuggire, così indefinibile da essere perennemente a rischio; una sorta di cosmica energia, di tenace follia, che non intende farsi disarmare, e che risorge sempre, inarrestabile, per assicurare nuova linfa vitale.

@Redazione

martedì 24 gennaio 2017

Milano. MiArt 2017

Milano capitale dell'arte contemporanea con MiArt in programma dal 30 marzo al 2 aprile nei padiglioni di fieramilanocity.

Presenti ben 175 gallerie internazionali che rappresentano il meglio dell’arte moderna e contemporanea e del design a edizione limitata.

Tante anche le gallerie straniere (71) provenienti da 13 paesi oltre l’Italia (Austria, Belgio, Brasile, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Repubblica Slovacca, Romania, Spagna, Sudafrica, Stati Uniti, Svizzera), con una spiccata presenza di gallerie provenienti da Stati Uniti e Gran Bretagna – a testimoniare la forte attenzione del mercato.

Numerose le importanti gallerie internazionali che confermano la loro presenza dopo aver partecipato alle precedenti edizioni, come Alfonso Artiaco (Napoli), Bortolami (New York), Campoli Presti (Londra-Parigi), Cardi (Londra-Milano), Clearing (New York-Bruxelles), Sadie Coles HQ (Londra), Continua (San Gimignano-Beijing-Les Moulins-L’Avana), Raffaella Cortese (Milano), Massimo De Carlo (Milano-Londra-Hong Kong), Greene Naftali (New York), Kaufmann Repetto (Milano-New York), König Galerie (Berlino), Andrew Kreps (New York), Emanuel Layr (Vienna-Roma), Lelong (Parigi-New York), Giò Marconi (Milano), Mazzoleni (Torino-Londra), Massimo Minini (Brescia), Office Baroque (Bruxelles), Robilant+Voena (Londra-Milano), Lia Rumma (Milano-Napoli), Richard Saltoun (Londra), Seventeen (Londra-New York), Sperone (Sent), T293 (Roma), Tega (Milano), Tornabuoni (Firenze-Londra-Milano-Parigi), Michael Werner (New York-Londra), Wilkinson (Londra), Zero... (Milano).

Tra le molte gallerie che si aggiungono per la prima volta spiccano prestigiosi nomi internazionali quali 47 Canal (New York), A Gentil Carioca (Rio de Janeiro), The Approach (Londra), Art:Concept (Parigi), Marianne Boesky (New York), Canada (New York), ChertLüdde (Berlino), Deweer (Otegem), Gladstone (New York-Bruxelles), Alison Jacques (Londra), Hollybush Gardens (Londra), Antoine Levi (Parigi), Meliksetian Briggs (Los Angeles), Stuart Shave/Modern Art (Londra), Nahmad Project (Londra), Nathalie Obadia (Parigi-Bruxelles), Gregor Podnar (Berlino), Jocelyn Wolff (Parigi), Zeno X (Anversa).

miart è anche l’unica fiera ad avere al suo interno una sezione dedicata al design d’autore e da collezione: anche quest’anno la sezione Object conferma la partecipazione di influenti gallerie tra cui Dimoregallery (Milano), Luisa delle Piane (Milano), Erastudio Apartment (Milano), Giustini/Stagetti Galleria O. Roma (Roma), Nilufar (Milano), Rossella Colombari (Milano), Antonella Villanova (Firenze).

@Redazione

70 anni in 35mm all'Oberdan

Allo Spazio Oberdan continua per il mese di febbraio la programmazione di 70 film della storia del cinema, di epoche diverse, in più sezioni tematiche, tutti provenienti dall’archivio della Cineteca, tutti proiettati in copie in pellicola 35mm, secondo una consuetudine che è propria anche del prestigioso Department of Film del MoMA di New York: per ricordare, nell’era del digitale, che una library di film come quella della Cineteca di Milano si è formata grazie alla paziente e sistematica raccolta, nel corso degli anni, di ‘pizze’ 35 e 16mm.

Quattordici i film di questo mese di febbraio: uno dei capolavori dell’espressionismo tedesco e di tutto il periodo muto come Il gabinetto del dottor Caligari (R. Wiene), con accompagnamento musicale dal vivo; i classici Il posto delle fragole (I. Bergman), Le notti bianche (L. Visconti), Un maledetto imbroglio (P. Germi), Velluto blu (D. Lynch), La commare secca (B. Bertolucci); e una serie di film meno celebri ma per diversi motivi molto interessanti e in qualche caso assai rari e firmati da grandi autori come Un re a New York (C. Chaplin), Le mani sulla città (F. Rosi), Il quartiere dei Lillà (R. Clair), Il cittadino si ribella (E. G. Castellari), Padri e figli (M. Monicelli), La morte cammina von i tacchi alti (L. Ercoli), L’amante dei cinque giorni (P. De Broca). 

Segnaliamo a parte La bisbetica domata (F. Zeffirelli), che sarà proiettato in lingua inglese.

@Redazione

Sguardi alla Fondazione Ambrosineum

Svelare ciò che non si vede. Portarlo in vista, strapparlo all’indifferenza, conoscerlo e infine, per così dire, “salvare con nome”. 

Segue un filo coerente, la poetica di Margherita Lazzati, che fino al 12 febbraio 2017 presenta alla Fondazione Ambrosianeum di Milano la sua nuova mostra di fotografie“SGUARDI. Ospiti di Fondazione Sacra Famiglia” a cura della Galleria L’Affiche.

“Ho realizzato quasi 3.000 fotografie all’interno della Sacra Famiglia di Cesano Boscone, presentandomi tutti i martedì per quasi sei mesi – racconta l’autrice – In questa straordinaria realtà che dura da 120 anni ho vissuto un’esperienza di convivenza, incontrato eccellenti professionalità, un impareggiabile lavoro sociale, una grande umanità e apertura alla società e al mondo”. Ed è di tutto questo che l’autrice dà conto, svelando ciò che è nascosto, o perché precluso alla vista – è il caso di questa mostra, come dei ritratti inediti scattati settimana dopo settimana nel carcere di Opera – o perché non si vuol vedere – ed è il caso di “Visibili. inVisibili. reportage”, altra rassegna di successo presentata sempre in Ambrosianeum nel 2015.

Le immagini in mostra restituiscono così i “ritratti segreti” degli abitanti della Sacra Famiglia, attraverso mani, volti, sguardi e sorrisi dietro ai quali si intuisce una vita “altra”, diversa, ignota, ma non per questo meno vera.
ù
Ecco allora “Alvaro” con i suoi informi pani di argilla, “Tonino” con l’elmetto giallo che non abbandona mai, la laboriosa “Serafina” alle prese con le capsule usate del caffè e “Arianna”, ritratta a occhi chiusi in una nuvola di teli rossi che rimandano, forse, a una passione sopita. Ecco Mario, Giuseppe, Gabriele, Giorgio, giovani, vecchi, sorridenti, accigliati, ciascuno con la sua fragilità che emerge, prepotente, dal ritratto fotografico. È ancora una volta un reportage, quello che Margherita Lazzati ci propone. Con emozione, ma anche con la sua solita “lucidità quasi chirurgica”, come scrive di lei Cecilia Bianchini di Galleria L’Affiche. Ed è ancora una volta agli ultimi che va l’attenzione dell’autrice, sempre a caccia di quel “lato B” della Milano luccicante e nutrita che costituisce il fulcro della sua indagine. Perché, come ha scritto il filosofo Salvatore Natoli del lavoro dell’autrice, “non è certo un percorso fotografico che può risolvere questi problemi, ma li mette sotto gli occhi – e la Lazzati lo fa in modo semplice e pulito”.

@Redazione

Storie d' Afghanistan in Scena all'Elfo

Fino al 5 febbraio all'Elfo Puccini va in scena lo spettacolo The Great Game - Afghanistan: affresco teatrale diviso in tredici stazioni che il Tricycle Theatre di Londra ha commissionato ad altrettanti autori per raccontare il rapporto complesso e quasi sempre fallimentare che l’Occidente ha avuto con l’Afghanistan, stato che per la sua posizione geografica riveste un’importanza fondamentale nello scacchiere mondiale.

Il progetto ha debuttato nell’aprile 2009 e ha riempito il teatro per tre mesi, elogiato dal Daily Telegraph come dal Guardian (“qualcosa di importante è accaduta al Tricycle dove la storia e la cultura dell’Afganistan sono state portate in scena in un modo emozionante e provocatorio”). L’anno seguente è stato replicato anche negli Stati Uniti (Washington, Minneapolis e New York).
Il Tricycle Theatre ha suddiviso questo spettacolo in tre capitoli: Invasione e indipendenza 1842 – 1930, Il comunismo, i Mujaheddin e i Talebani 1979 – 1996 ed Enduring Freedom 1996 – 2010.

Il Teatro dell’Elfo continua la sua indagine sulla drammaturgia anglosassone e trova in questa grande epopea, che copre un arco di tempo che va dal 1842 ai giorni nostri, una nuova e irrinunciabile occasione di teatro che racconta il presente. Il progetto, suddiviso in due parti, viene realizzato in coproduzione con Emilia Romagna Fondazione Teatro, già partner dell’Elfo nel progetto pluriennale di Angels in America.

Per la prima parte, che debutta a Milano il 17 gennaio 2017, i registi Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani hanno scelto tre testi che riguardano il periodo 1842 – 1930: Trombe alle porte di Jalalabad di Stephen Jeffreys (ambientato nel corso della prima guerra anglo-afgana), La linea di Durand di Ron Hutchinson (protagonisti l’emiro Abdhur Raham e Sir Henry M. Durand che discutono sull’opportunità di tracciare un confine tra l’Afghanistan e l’India Britannica) e Questo è il momento di Joy Wilkinson (protagonisti il re Amannullah Khan e la regina Soraya in fuga dall’Afghanistan verso l’Europa). Oltre a questi hanno scelto due testi che raccontano il periodo 1979 – 1996: Legna per il fuoco di Lee Blessing (una spy story che contrappone il direttore della CIA a Islamabad e il direttore dell’Intelligence del Pakistan) e Minigonne di Kabul di David Greig (che mette in scena un’intervista immaginata o sognata tra una scrittrice e Najibullah, presidente dell’Afghanistan tra il 1987 e il 1992).
Queste cinque storie notturne, sospese tra realismo e sogno, vedono materializzarsi personaggi che attraversano due secoli: semplici soldati, nobili e diplomatici senza scrupoli, spie, emiri, giovani re e regine, comandanti e mujaheddin.

@Redazione

lunedì 23 gennaio 2017

Milano. Le Mostre per il 2017

Arte per tutte le stagioni a Milano nel 2017.

Ci aspetta infatti per questo nuovo anno un palinsesto ricco di mostre.

Inverno.

Palazzo Reale propone due grandi artisti: Keith Haring, del quale (dal 21 febbraio) si potrà ripercorrere tutta la produzione artistica; e Édouard Manet, che (dall’8 marzo) racconterà attraverso le sue opere e i capolavori provenienti dal Musée d’Orsay la rincorsa di Parigi verso la modernità nella seconda metà dell’Ottocento.


Palazzo Morando apre dal 26 gennaio una retrospettiva dedicata a “Manolo Blahnik” con documenti, foto e oltre 200 scarpe create dallo stilista.


Il 15 marzo al Mudec|Museo delle Culture si terrà la terza grande inaugurazione dell’inverno 2017. “Kandinsky, il Cavaliere Errante” torna a Milano con un percorso nuovo e originale che accompagnerà il visitatore nel viaggio che conduce dal suo immaginario formativo fino alle opere astratte della maturità.


Primavera

Spazio agli eventi con l’Art Week (27 marzo/2 aprile), la Design Week (4/9 aprile), Tempo di Libri , Radio City (19/23 aprile), Food City (4/11 maggio), Piano City (19/21 maggio), Wired Next Fest (26/28 maggio), Photo Week (5-11 giugno)

Il Castello Sforzesco comincia il percorso che lo condurrà alle celebrazioni del 2019, cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci, con un’esposizione dedicata all’”Archeologia del Cenacolo”, volta a documentare la fortuna iconografica della celeberrima opera attraverso le moltissime copie realizzate all’indomani della sua realizzazione, nei più diversi linguaggi.

Nello stesso solco si pone l’esposizione di “Sixty Last Supper”, la famosa interpretazione dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci realizzata da Andy Warhol nel 1986, in mostra nella splendida Sala Fontana del Museo del Novecento a partire dal 24 marzo.

Sempre al Novecento, la vocazione internazionale del Museo ha portato a realizzare, in collaborazione con le Galleria d’Italia, “New York New York!”, un percorso di opere di artisti italiani che, a partire dagli Anni Trenta, contribuirono alla graduale globalizzazione dell’arte partecipando a importanti manifestazioni negli Stati Uniti.

Palazzo Reale propone ancora due interessanti focus: uno sull’opera commovente di “Charlotte Salamon”, artista ebrea uccisa ad Auschwitz; e i 100 anni de “La Rinascente” raccontando la sua storia e, insieme, quella della città (dal 23 maggio).


Estate

L'estate milanese sarà a tutta musica con la Festa della Musica il 21 giugno, e poi a seguire Break in Jazz, Milano Arte Musica, Estate Sforzesca.

Il PAC durante l’estate 2017 “racconta un mondo”, come recita il sottotitolo della mostra “Africa” in programma a partire dal 27 giugno. Saranno in realtà le opere di 32 artisti a rappresentare al pubblico le influenze del passato, le paure del presente e le sfide del futuro di questo continente, svelando poetica e linguaggio dell’universo artistico africano contemporaneo.

La scoperta delle culture diverse e lontane prosegue nell’ultimo scorcio d’estate al Mudec dove il 13 settembre apre la mostra “Egitto” che condurrà il visitatore in un viaggio nella vita quotidiana e religiosa di questo popolo attraverso sculture e reperti. Un altro tassello della storia egizia, quello di epoca greco-romana, è documentato nelle sale del Museo Archeologico che (dal 20 aprile) ospita la mostra “Milano in Egitto”, con reperti e materiali recuperati durante gli scavi realizzati grazie al sostegno del Comune di Milano.

Autunno

L’autunno milanese si apre tradizionalmente con la fashion week (20/26 settembre) che quest’anno è affiancata da un’altra sfilata ‘storica’: quella dei 24 costumi di scena che l’Associazione “Amici della Scala”, in occasione dei suo 40 anni, ha restaurato e mette in mostra per la prima volta in assoluto nelle sale di Palazzo Reale, a partire dal 21 settembre e fino al 28 gennaio, accompagnando così anche l’inaugurazione della stagione del Teatro e tutti gli eventi della Prima Diffusa.

Sempre Palazzo Reale scandisce i mesi autunnali con altri due progetti espositivi: “Dentro Caravaggio” (dal 28 settembre) che presenta 20 capolavori dell’artista, e in ottobre i “Il mondo fluttuante di Toulouse-Lautrec”, in un percorso inedito di 180 opere provenienti dai musei di tutto il mondo, tra cui quello di Albi, città natale dell’artista.

@Antonietta Usardi

90 anni di Risate al Mic con Stan Laurel e Oliver Hardy

Classici della risata al Mic dal 3 al 26 febbraio con la rassegna 90 ANNI DI RISATE: Stan Laurel & Oliver Hardy. Film muti, rarità e classici, un omaggio alla coppia comica più famosa del cinema in otto programmi, dagli esordi nel cinema muto con Larry Semon (Ridolini), fino al raro Lucky Dog, il loro primo film insieme.

Si parte venerdì 3 febbraio alle ore 19 con gli ultimi film muti della coppia – Liberty (1928), Wrong again (1928) e Big Business (1928) – impreziositi dall’accompagnamento musicale dal vivo di Antonio Zambrini.

Venerdì 10 febbraio alle ore 15 da non perdere l’incontro con Benedetto Gemma che introdurrà I quattro moschettieri (1936) di Carlo Campogalliani, film che si pensava fosse andato perduto e che sarà presentato per la prima volta grazie alla sua Associazione Noi siamo le colonne.

Due gli appuntamenti speciali con accompagnamento musicale dal vivo di Francesca Badalini:
venerdì 17 febbraio alle ore 17 l’incontro Storia di due voci. Un’antologia a cura di Franco Longobardi e a seguire un programma composto da alcune rarità in cui vediamo i primi film realizzati da Stan Laurel e Oliver Hardy non ancora insieme ma alle prese col grande comico americano degli anni venti, Larry Semon (alias Ridolini), e domenica 26 febbraio alle ore 15 un programma che racconta come nacque la coppia comica, con il primo film che girarono insieme – Lucky Dog (1921) e il primo film in cui indossano le loro leggendarie bombette, Do detective think? (1920).

E infine in calendario anche i loro primi film sonori come il rarissimo Nostra moglie (1931), il premio Oscar come miglior lungometraggio nel 1932 Scale… musicale, I monelli (1930), Fra Diavolo (1933) e Allegri imbroglioni (1943).

@Angela Pastore

Uno che Conoscevo al Libero di Milano

Fino al 26 gennaio va in scena al Teatro Libero di Milano l'ultimo lavoro del regista e drammaturgo Corrado Accordino dal titolo "Uno che conoscevo".

Lo spettacolo ci trasporta nella redazione di un telegiornale,dove incontriamo tre giornalisti, una stagista per undici quadri che raccontano la quotidiana preparazione del TG.
Quali sono le notizie prioritarie?

Ogni giorno la redazione si anima. Gli ascolti sono in calo e la preoccupazione di perdere il lavoro aleggia in ufficio. L’atmosfera si infiamma per un nonnulla, ma gli equilibri tra le scrivanie sono consolidati fra Riccardo Chiesa, il caporedattore famoso per il fiuto e un passato da giornalista d’assalto, Valentina Pedretti, suo braccio destro, pratica, risoluta e capace di acquietare gli umori dell’ufficio e Chiara Guidetti, il volto più noto del giornalismo italiano.

La loro quotidianità viene stravolta dall’arrivo della nuova stagista, una neo laureata che ancora crede nel senso profondo del giornalismo: informare le persone dei fatti, dire la verità. Ma non siamo più a scuola. Il sistema a cui appartengono è molto più complesso, le leggi che governano il mondo dell’informazione sono altre, ogni notizia provoca una reazione a catena e sono i media che sensibilizzano, dettano le priorità, creano l’agenda setting.

Così, tra vessazioni ed educazione al mestiere, la giovane stagista impara le regole del gioco, un subdolo e necessario destreggiarsi tra dinamiche d’ufficio, segreti pericolosi e opportunismi. E in meno di un mese di lavoro, tra una notizia e l’altra, impara bene il mestiere, meglio di quanto i suoi tutor potessero pensare.

@Redazione

giovedì 12 gennaio 2017

L'apparenza Inganna all' Out Off

Debutta all'Out Off il 17 gennaio la piece teatrale L'Apparenza Inganna, di Thomas Bernhard, per la regia di Roberto Trifirò.

In una grande città, verso la fine dell'anno, di un anno imprecisato, due anziani fratelli, Karl, ex giocoliere e "Artista dei piatti" e Robert, ex attore, si incontrano il martedì e il giovedì, rispettivamente a casa dell'uno e dell'altro, forse nel tentativo di far dialogare le loro solitudini.

Tra foto ricordo del passato artistico, vecchie radio, vecchi giradischi, vecchi mobili, i due fratelli ci rivelano la loro solitudine, il loro narcisismo, la loro superficialità, lasciandoci intravedere nella loro vocazione per l'arte la possibilità di una vita più umana.

Thomas Bernhard (1931 - 1989), uno dei massimi drammaturghi del Novecento, ne "L'apparenza inganna" (1984) come un abilissimo burattinaio, oltre a farci identificare con le vicende dei due personaggi Karl e Robert, ci coinvolge con il linguaggio con cui porta alla ribalta le loro vicende, adottando il suo metodo di partitura-monologo, in cui la narrazione è sempre condotta da un interprete, nel senso di un esecutore, che, come un pianista, oppure, appunto, come un attore, riporta, rilegge, ricrea il proprio pensiero e le sue o le vicende altrui.

In scena fino al 12 febbraio

@Redazione

Gli Americani visti da Robert Frank

Gli americani visti da vicini attraverso l'obiettivo di Robert Frank, classe 1924, svizzero, che scelse gli Stati Uniti come sua patria d'adozione, alla Galleria Meravigli fino al 19 febbraio.

83 scatti vintage, tutti eseguiti tra il 1955 e il 1956, raccontano il viaggio che il fotografo compì attraverso il continente americano: in un anno, il giovane reporter, grazie a una borsa di studio della Fondazione Guggenheim, percorse a bordo di una vecchia automobile un viaggio “on the road” nella solitudine del territorio americano, attraversando ben quarantotto Stati.

Il risultano è una ballata visiva, un poema per immagini che racconta e sublima un continente, la sua gente e le sue contraddizioni, fermando sulla carta fotografica il cambiamento del dopoguerra.

A valorizzare e caratterizzare il lavoro, considerato sovversivo per l’epoca – tanto che all’inizio nessun editore americano fu disposto a pubblicarlo –, è senz'altro l'indifferenza verso quelli che erano considerati i canoni e i temi tipici della fotografia, contrapposti ad una meticolosa attenzione verso le piccole storie quotidiane, che nel complesso descrivono l'America di quegli anni.

Ad attendere noi viaggiatori fuori dal tempo ecco dunque strade infinite, bar e negozi, comizi, volti anonimi ed indimenticabili.

Uno stato di grazia reso tale dall’uso della sfocatura, delle sovraesposizioni, dei tagli compositivi estremi.

@Antonietta Usardi

Old Fashioned Lover Boy in Concerto all'Auditorium di Radio Popolare

Appuntamento con la musica il 13 gennaio all'auditorium di Radio Popolare con Old Fashioned Lover Boy, pseudonimo dietro al quale si cela Alessandro Panzeri, napoletano appassionato di folk americano, ex ferroviere, in pianta stabile a Milano, che presenta il suo ultimo album Our Life will be made of Simple Things.

Our Life Will Be Made Of Simple Things è il suo secondo disco, preceduto dal singolo Oh My Love (uscito per Sangue Disken nell'aprile del 2016), che ha ottenuto oltre 130mila ascolti su Spotify, tra UK e USA soprattutto, grazie all'inserimento nella playlist Fresh Finds di Spotify.


Il secondo album di OFLB arriva dopo un anno e mezzo e 100 concerti in giro per l’Italia realizzati per promuovere The Iceberg Theory (Sangue Disken/Sherpa, 2014). ha Dept. Studio di Bologna.

L’obiettivo del disco è stato quello di preservare la componente folk e melodica dello stile OFLB, valorizzandone e arricchendone le sfumature emozionali con sonorità meno canoniche che in passato: Marco e Alessandro hanno usato lo studio, nel loro piccolo, ispirandosi alle intuizioni produttive di George Martin (il mitico produttore dei Beatles, il quinto Beatle) e del primo disco di Bon Iver (For Emma, Forever Ago): campionamenti ed elettronica, soul e pop contemporaneo, lo-fi e rumori d'ambiente fanno si che l'ascolto di Our Life Will Be Made Of Simple Things risulti costantemente una scoperta di atmosfere ed emozioni.


@redazione

mercoledì 11 gennaio 2017

Il Fascino Altero di Carol Lombard al Mic

Un omaggio alla bellezza e al fascino di Carol Lombard è in programma dal 24 al 29 gennaio 2017 al MIC - Museo Interattivo del Cinema.

La rassegna CAROLE LOMBARD: ELEGANZA E COMICITÀ, vuole essere un omaggio all'attrice americana, negli anni Trenta regina della screwball comedy a 75 anni dalla prematura scomparsa.

In programma 4 film che l’hanno resa la star più pagata della Hollywood degli anni ’30: L’impareggiabile Godfrey (1936) di Gregory La Cava, dove l’ex marito William Powell nel ruolo del protagonista insistette nonostante i loro rapporti personali nel volerla, convinto che la sua natura eccentrica fosse perfetta per il ruolo; Nulla sul serio (1937), copione sulla satira giornalistica scritto appositamente per lei e sua unica apparizione in Technicolor; Il signore e la signora Smith (1941), suo ritorno alla commedia dopo essersi cimentata con pellicole drammatiche di minor successo commerciale, per il quale la stessa Lombard volle Hitchcock come regista e infine Vogliamo vivere! (1942) di Ernst Lubitsch, commedia dark ambientata nella Germania nazista, ancora in post-produzione al momento della tragica morte dell’attrice in un incidente aereo di ritorno da un’iniziativa di raccolta fondi per finanziare le spese militari relative all’intervento degli USA nella Seconda Guerra Mondiale.


Il calendario:

Martedì 24 gennaio
h 17.00 L’impareggiabile Godfrey
Gregory La Cava, USA, 1936, 95’, v.o.sott.it. Con William Powell, Carole Lombard.
Maggiordomo in casa di una ricchissima famiglia, Godfrey dà una dura lezione finanziaria e conquista anche l'amore della figlia del suo datore di lavoro.

Venerdì 27 gennaio
h 15.00 Il signore e la signora Smith
Alfred Hitchcock, USA, 1941, 95’, v.o.sott.it. Con Carole Lombard, Robert Montgomery.
I coniugi Smith scoprono che, per un errore burocratico, il loro matrimonio non è valido. L’uomo sfrutta abilmente la situazione e finge un ripensamento. La donna deve perciò riconquistare il marito.

Sabato 28 gennaio
h 17.00 Nulla sul serio
William A. Wellman, USA, 1937, 75’, v.o.sott.it. Con Fredric March, Carole Lombard.
Un giornalista a caccia di scoop si interessa al caso di una giovane dattilografa condannata a sicura morte a causa delle radiazioni. In realtà la donna gode di ottima salute, ma finge di essere moribonda per potersela spassare.

Domenica 29 gennaio
h 17.00 Vogliamo vivere!
Ernst Lubitsch, USA, 1942, 99’, v.o.sott.it. Con Carole Lombard, Jack Benny.
Dopo l'invasione nazista una compagnia di teatro polacca versa in cattive acque. Quando la situazione diventa insostenibile arriva il colpo di genio dell'impresario: mettere in scena un ingegnoso imbroglio, approfittando della somiglianza con Hitler di uno di loro.

@Redazione

Atra Bile. La Drammaturgia Spagnola al Teatro Libero

La drammaturgia spagnola di scena al teatro Libero di Milano fino al 15 gennaio con Atra Bile, spettacolo della madrilena Laila Ripoll.

Immaginario sequel de “La casa di Bernarda Alba” di Federico Garcia Lorca, il testo gioca con sé stesso e con il destino: “Cosa sarebbe successo, se un uomo fosse entrato a sconvolgere il microcosmo familiare della vedova tenutaria e ci avesse piantato radici, sposandone effettivamente una delle figlie?”.

Quel che ne vien fuori è un testo dall’ironia tagliente e grottesca che racconta di una situazione drammatica di chiusura, in cui predominano la difesa dell’onorabilità a tutti i costi e una religiosità tanto bigotta, quanto facile alla fascinazione del rito pagano. Il livore di ataviche rivalità familiari monta in rabbia repressa per poi esplodere in bile nera (atra bilis) e incontrollabile.

Attorno al feretro dell'unico uomo che abbia mai avuto l'ardire di violare l'inespugnabilità di quella casa, quattro vecchie donne rievocano una vita segnata da trame, invidie, meschinità e gelosie reciproche.

L'uomo nella bara altro non è che il detonatore in una situazione di chiusura e solitudine al femminile.

L’autrice disegna quattro personaggi femminili di una crudeltà degna di un Valle-Inclan. Il testo inoltre offre diversi piani di lettura, un primo livello è di puro divertissement, ma approfondendolo scopriamo una rielaborazione colta della drammaturgia spagnola del siglo de oro e inoltre ne è possibile anche una lettura politica (la dittatura franchista e il buio delle coscienze).

@Redazione

martedì 10 gennaio 2017

Poesia Sin Fin. Jodorowsky allo Spazio Oberdan

Lo Spazio Oberdan ospita in anteprima nazionale assoluta dal 20 al 31 gennaio 2017 POESÍA SIN FIN, l’ultimo film di Alejandro Jodorowsky, un viaggio introspettivo che pesca ancora una volta nella biografia e nell’universo fantasmatico e visionario del regista cileno, dischiudendo la stagione rocambolesca dell'adolescenza e muovendo verso l'età adulta delle prime espressioni artistiche, dei primi turbamenti sentimentali.

Opera immensa, audace e generosa, Poesía sin fin comincia dove si interrompe La danza della realtà: Jodorowsky prosegue infatti il racconto giocoso e caricaturale della sua esistenza, inventando e reinventando un altro cinema, personale, libero, senza limiti. Un cinema taumaturgico abitato da creature fantastiche che sembrano fuggite dall'immaginario felliniano per tornare a vivere con rinnovata, magica energia.


POESÍA SIN FIN – ANTEPRIMA
R. e sc.: Alejandro Jodorowsky, Int.: Brontis Jodorowsky, Adan jodorowsky, Pamela Flores, Jeremias Herskovits, Kaori Ito. Cile/Francia/Giappone, 2016, 128’, v.o. sott. it.
Santiago del Cile, inizio anni Cinquanta. Alejandro Jodorowsky ha vent'anni e il desiderio di diventare poeta contro il parere del padre che lo sogna medico, ricco e borghese. Intrappolato nell'ennesima riunione di famiglia, recide (letteralmente) l'albero genealogico e ripara in una comune di artisti avanguardisti per coltivare finalmente il desiderio ardente. Ispirato dai più grandi maestri della moderna letteratura Latino Americana (Enrique Lihn, Stella Díaz, Nicanor Parra) e immerso nella sperimentazione poetica, Alejandro farà la sua rivoluzione culturale.

@Redazione

Tradimenti. Ambra Angiolini e Francesco Scianna al Manzoni

Michele Placido porta al Manzoni di Milano Ambra Angiolini e Francesco Scianna dal 12 al 29 gennaio con Tradimenti, piece teatrale del drammaturgo Harold Pinter.

La storia si dipana a ritroso, dal 1977 al 1968.
Emma, manager in una galleria d’arte, e Jerry, scrittore e agente letterario, si rivedono due anni dopo la fine della loro relazione. 

Sono stati amanti per cinque anni, distraendosi dai rispettivi matrimoni in un appartamento preso in affitto, finché Robert, marito di Emma e testimone di nozze di Jerry, costringe la moglie ad ammettere il tradimento, dopo aver sospettato a lungo sulla relazione tra i due.

L’apparente banalità del ménage tra marito, moglie e amante si dissolve nel protrarsi della narrazione all’indietro. Mentre lo spettatore scopre nuovi dettagli, si delinea il carattere quasi esistenziale della condizione di tradito e traditore. 

L’inganno che copre la stanchezza di questi matrimoni, divenuti asfittici, diventa il passepartout per un’apparente libertà che, tuttavia, non va al di là della distrazione pura e semplice: i rapporti falliti restano, assieme ad una profonda stanchezza e all’impossibilità di fidarsi di chi si ha vicino.

Il testo “Tradimenti” nasce da uno spunto autobiografico: Pinter, sposato con l’attrice Vivien Marchant, visse una relazione lunga sette anni con la presentatrice televisiva Joan Bakewell.

Scritta nel 1978 e ambientata tra Londra e Venezia, questa è una delle commedie più famose dello scrittore premio Nobel 2005 per la letteratura, portata sul grande schermo nel 1983, diretta da David Hugh Jones con Jeremy Irons, Ben Kingsley e Patricia Hodge.

@Angela Pastore