lunedì 20 febbraio 2017

Aperitivo in Maschera al Museo Bagatti Valsecchi

Carnevale al Museo Bagatti Valsecchi!

Il 7 marzo il Museo apre le sue porte per una serata unica tra maschere, drink e arte: il momento ideale per tornare a visitare “una delle case museo meglio conservate d’Europa”.

Come al tempo di Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi il Salone d’onore e le altre sale di rappresentanza si riempiranno di giovani ospiti mascherati, per festeggiare il Carnevale sognando di essere, per una sera, qualcun altro.

Dalle 19.30 sarà possibile accedere al Museo, dove sarà servito un ricco buffet, e ogni mezz’ora sarà possibile seguire una guida alla scoperta della storia della famiglia Bagatti Valsecchi.

Reduci dell’enorme successo di ottobre per Cacciallafesta, la grande caccia al tesoro in giro per Milano che ha visto coinvolti oltre 350 giovani tra i 18 e i 35 anni, Speechati torna ora con un appuntamento che inaugura il nuovo anno e presenta le novità dell’associazione.

Speechati è il gruppo giovani (18-35 anni) dell'Associazione Amici del Museo Bagatti Valsecchi, casa museo sita nel cuore del quadrilatero della moda milanese e custode di una collezione di arte applicata rinascimentale. Speechati nasce nel 2013 da un gruppo di universitari con l'intento di "darsi una mossa" (da questo il nostro nome), per far conoscere il Museo ai coetanei e contribuire a portare l'attenzione sull'arte e la cultura a Milano. Il gruppo organizza appuntamenti periodici sia all'interno del Museo che all'esterno, sempre accompagnando l'incontro con un momento conviviale.


Aperitivo in maschera
Martedì 7 marzo, ore 19.30
Ingresso 15 euro
Maschera sul viso obbligatoria!

@Redazione

Aperitivo in Concerto. Il Jewish Jazz di Daniel Zamir

Domenica 5 marzo al Manzoni si chiude la stagione di “Aperitivo in Concerto” con il sopranista Daniel Zamir.

E’ un sassofonista/compositore di quello che può essere definito come “Jewish Jazz”, che unisce suoni jewish e jazz di alta qualità, assieme a elementi di ethno e worlds music.

Daniel Zamir da anni elabora la tradizione ebraica all’insegna della più libera e disinibita improvvisazione, è uno dei più interessanti sassofonisti di questa generazione.

Così come si è esibiito con John Zorn’s Masada e Electric Masada numerose volte sia in Israele che negli USA.

Le incisioni di Zamir sono gli album di jazz che hanno registrato in Israele il più grande successo di vendite e di critica di sempre, come “Amen” realizzato nel 2006, stesso anno in cui Zamir si è esibito con Sting durante la sua visita in Israele.


Nato in Israele nel 1980, erede delle tradizioni yiddish più mistiche, in cui la danza diventa strumento liberatorio di energie vitali, Zamir possiede le chiavi d’accesso a un mondo in cui l’improvvisazione è uno strumento di intensa, quasi selvaggia ascesa spirituale. Raramente è dato ascoltare musica così poeticamente e teatralmente capace di creare uno spirito comunitario attorno a una capacità narrativa che ha l’epico piglio e il titanico accento dei grandi Profeti biblici, e che pure, al contempo, è capace di comunicare una gioia irrefrenabile e liberatoria.

@Redazione

Eric Rohmer in Rassegna al Mic

Il Mic ospita dal 28 febbraio al 7 marzo una retrospettiva dedicata ad Eric Rohmer, uno dei maggiori esponenti della Nouvelle Vague, un Autore per eccellenza che durante tutta la sua carriera ha realizzato un cinema personale, morale, enigmatico.

Il programma si articola attraverso i tre cicli che mostrano tutta la sua produzione più significativa.

Nel primo ciclo, Sei racconti morali, Rohmer indaga gli stati d’animo dell’essere umano quando si trova di fronte a delle scelte importanti e difficili. Ne fanno parte: La fornaia di Monceau (1962) dove è il caso a muovere le fila del protagonista-narratore, uno studente di legge; La carriera di Suzanne (1963), dove seduzione e menzogne si intrecciano; La collezionista (1966), opera girata con pochissimi mezzi, racconto morale di un mercante d’arte che si troverà di fronte a una “collezionista” molto particolare; quello che è considerato il suo capolavoro per eccellenza, La mia notte con Maud (1969), nominato anche agli Oscar come Miglior sceneggiatura; Il ginocchio di Claire (1970), una delle sue commedie più eleganti; L'Amore il pomeriggio (1972), ironico e spietato affresco del mondo piccolo borghese.

Il secondo, Commedie e proverbi, si colloca negli anni ’80 e comprende sei film che illustrano famosi detti popolari: La moglie dell'aviatore (1981), riflessione sul caso, sulla comunicazione, sugli equivoci; Il bel matrimonio (1982), con le grandiose interpretazioni di Béatrice Romand e Arielle Dombasle; l’Orso d’argento al Festival di Berlino Pauline alla spiaggia (1982), avventura di intrighi e seduzioni; Le notti della luna piena (1984); il Leone d’oro a Venezia nel 1986 Il raggio verde e L'amico della mia amica (1987), storia di una profonda amicizia che non muterà neanche dopo uno scambio di coppia…

Gli anni ’90 sono invece dedicati ai Racconti delle quattro stagioni, di cui fanno parte quattro film che raccontano ciascuno una storia d’amore e d’amicizia ambientata in una diversa stagione dell’anno: Racconto di primavera (1990), opera molto teatrale che indaga l’incertezza dei sentimenti, dove i dialoghi assumono un’importanza centrale; Racconto d'inverno (1991), che racconta come il caso si prenda gioco di noi, tema molto caro a Rohmer, attraverso la storia di Felicie; Un ragazzo...tre ragazze (1996) – che nella versione originale sarebbe il “racconto d’estate” - che segue due settimane estive di un giovane neolaureato in vacanza in Bretagna, che attende l’arrivo della sua fidanzata ma nel frattempo il “caso” (nelle sembianze di due meravigliose ragazze) lo mette alla prova, e infine Racconto d'autunno (1998), dove Rohmer affronta “l’età della maturità” con la storia di Magali che per gioco rischia di trovare il vero amore.

@Angela Pastore

Calendar Girls. Un Cast tutto Femminile al Manzoni

Appuntamento imperdibile al Manzoni di Milano.

Debutta domani Calendar Girls, adattamento teatrale della commedia scritta da Tim Firth e portata sullo schermo da Nigel Cole.

Nell'adattamento teatrale viene mantenuta l'impostazione corale, con un ruolo da protagonista definito,qui interpretato dalla brava Angela Finocchiaro.

La storia, ispirata ad un fatto realmente accaduto, è quella di un gruppo di donne fra i 50 e i 60 anni, membre del Women's Institute (nata nel 1915, oggi è la più grande organizzazione di volontariato delle donne nel Regno Unito), che si impegna in una raccolta fondi destinati a un ospedale nel quale è morto di leucemia il marito di una di loro (Annie).

Chris, stanca di vecchie e fallimentari iniziative di beneficenza, ha l'idea di fare un calendario diverso da tutti gli altri, in cui convince le amiche del gruppo a posare nude. Con l'aiuto di un fotografo amatoriale realizzano così un calendario che le vede ritratte in normali attività domestiche, come preparare dolci e composizioni floreali, ma con un particolare non convenzionale: posano senza vestiti. L'iniziativa riscuote un successo tale da portarle alla ribalta non solo in Inghilterra, facendo volare le vendite del calendario alle stelle! L'improvvisa e inaspettata fama, tuttavia, metterà a dura prova le protagoniste.

In linea con le scelte dell'autore, anche questa produzione ha voluto sposare una iniziativa benefica. Calendar Girls ha scelto di sostenere l’Associazione Italiana contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma attraverso una serata di raccolta fondi, il Grande Galà Benefico organizzato nel 2015 in occasione del debutto dello spettacolo, il cui incasso è stato interamente devoluto all'Associazione per il progetto Case AIL.


Cast.

ANGELA FINOCCHIARO (Chris)
LAURA CURINO (Annie)
ARIELLA REGGIO (Jessie)
CARLINA TORTA (Ruth)
MATILDE FACHERIS (Cora)
CORINNA LO CASTRO (Celia)
TITINO CARRARA (John, Rod)
ELSA BOSSI (Marie)
MARCO BRINZI (Lawrence, Liam)
NOEMI PARRONI (Brenda, Lady Cravenshire, Louise, Elaine)

Lo spettacolo è in scena fino al 26 febbraio.

@Redazione




mercoledì 15 febbraio 2017

L'Amore non è Bello se non è litigarello. Gli Innamorati di Goldoni al Teatro Sala Fontana

L'amore non è bello se non è litigarello: da una parte la gelosa e bizzosa Eugenia, dall'altra l'ardente, imperioso Fulgenzio.

I due sono follemente innamorati ma non fanno altro che litigare e sembrano non trovare un modo per capirsi a dispetto del sentimento profondo che condividono, mentre il resto della famiglia, come  Flaminia, la saggia sorella di Eugenia, preme per una conciliazione e il matrimonio.

Va in scena al teatro Sala Fontana fino al 19 febbraio la commedia in tre atti Gli Innamorati, un classico poco rappresentato di Goldoni, tanto caro al teatro italiano, nello spumeggiante adattamento del gruppo under 35 il Mulino di Amleto, tutta proveniente dalla scuola del Teatro Stabile di Torino (Fabio Bisogni, Roberta Calia, Andrea Fazzari, Marco Lorenzi, Barbara Mazzi, Raffaele Musella).

Un unico luogo, il palcoscenico, che diventa la casa dell'azione, da cui gli attori non si spostano mai, restando a margine della scena, presenti e lontani nello stesso tempo, facendosi di tanto in tanto, a seconda dell'opportunità, servi di scena.

Molto interessante un adattamento che si rifà al classico nel linguaggio e negli abiti di scena, ma che innova la tradizione attraverso elementi anacronistici - come le cuffie per ascoltare la musica - che donano alla rappresentazione la consistenza onirica di un sogno.

Poche sono quelle commedie nelle quali non entrino innamorati. E in quasi tutte, l’amore è il principale motore dell’azione. Questa commedia, però, che ha per titolo Gli innamorati, deve rappresentare un amore più violento, più speciale di tutti gli altri. Due persone che si amano fedelmente, perfettamente, dovrebbero esser felici soprattutto se non riescono a vedere ostacoli che attraversino i loro desideri. Ma la gelosia, che è un flagello per i cuori amanti, intorbida il bel sereno e fa nascere tempeste anche in mezzo alla calma. È una debolezza in noi ridicola e perfetta, leggera, fantastica, maldestra. Una ferita delirante e irrazionale e un odio pazzo e sospettoso, aggressivo e invidioso, che trasforma il balsamo in veleno. (Carlo Goldoni)

@Antonietta Usardi

Harraga. Le Fotografie di Giulio Piscitelli da Forma Meravigli

La Galleria Meravigli ospita dal 23 febbraio la personale di Giulio Piscitelli, Harraga, a cura di Giulia Tornari.

Una mostra di grande attualità che racconta l'emigrazione e la ricerca di una nuova vita e di una nuova speranza.

Harraga è il termine con cui, in dialetto marocchino e algerino, si definisce il migrante che viaggia senza documenti, che “brucia le frontiere”.

Le fotografie fanno parte di un lungo progetto, iniziato nel 2010, che segue tre momenti fondamentali e i tre diversi percorsi dei migranti che cercano di arrivare in Europa: dalle rotte africane verso l’Europa, passando per l’Italia e la Francia, fino ad arrivare alla rotta balcanica.

Giulio Piscitelli ha vissuto e sperimentato in prima persone il viaggio dei migranti che tentano di raggiungere il suolo europeo, ha condiviso con loro lo sfinimento fisico e mentale. È salito lui stesso su uno di quei barconi, ormai tragicamente famosi, che portano i migranti dalla Tunisia alle coste italiane.

In mostra un racconto per fotografie crudo ed empatico che va dalla documentazione delle enclave spagnole di Melilla, ai viaggi verso Lampedusa e la tragica realtà di sfruttamento di Castel Volturno e Rosarno, dall’attraversamento del deserto dei profughi del Corno d’Africa, ai siriani, iracheni e afghani che approdano sulle isole greche nella speranza di raggiungere l’Europa.

Grazie alla vittoria del Premio Ponchielli, Giulio Piscitelli ha potuto completare il suo lavoro in Iraq fotografando, nel dicembre 2016, la guerra per la liberazione dall’Isis della città di Mosul; nelle sale di Forma Meravigli il pubblico potrà vedere per la prima volta una selezione di questi scatti inediti.

La mostra è accompagnata dal libro “Harraga. In viaggio bruciando le frontiere” edito da Contrasto.

Giulio Piscitelli (Napoli, 1981), dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, si avvicina alla fotografia iniziando a collaborare con agenzie di news italiane e straniere. Dal 2010 lavora come freelance, realizzando reportage sull’attualità internazionale. I suoi lavori sono stati esposti al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, all’Angkor Photo Festival, al Visa pour l’Image, presso la War Photo Limited Gallery e la Hannemberg Gallery. A partire dal 2010 si è concentrato sulla crisi migratoria in Europa, producendo il lavoro da cui è tratto Harraga; contemporaneamente ha esteso il suo interesse fotogiornalistico alle crisi internazionali, documentando il colpo di stato in Egitto, la guerra in Siria, Iraq e Ucraina. I suoi lavori sono apparsi su quotidiani e riviste in Italia e all’estero, tra cui: Internazionale, New York Times, Espresso, Stern, Io donna, Newsweek, Vanity Fair, Time, La Stampa, Vrji. Attualmente Giulio Piscitelli vive a Napoli e il suo lavoro è rappresentato dall’agenzia Contrasto dal 2013.

La Poetica di Emanuele Luzzati alla Galleria il Vicolo

Appuntamento con l'arte alla Galleria il Vicolo.

La galleria d’arte Il Vicolo inaugura la mostra Emanuele Luzzati. Opere dal 1950 al 2000 giovedì 9 marzo alle 18.00 in via Maroncelli 2.
Il Vicolo celebra il percorso artistico di Luzzati nel decimo anniversario della sua scomparsa attraverso una mostra antologica nelle due sedi di Genova e di Milano.
Emanuele Luzzati, artista e scenografo, nato a Genova nel 1921, ha collaborato con la galleria fin dal 1975, data in cui risale la prima mostra personale dell’artista al Vicolo. Luzzati, per gli amici Lele, ha lavorato con la galleria fino al 2007, presentando numerose mostre personali e facendo de Il Vicolo il suo maggiore editore di grafica. È proprio per questa intensa attività di collaborazione e di amicizia che il Vicolo rende omaggio all’artista, dedicandogli una mostra che ripercorre in tutte le sue forme il suo percorso artistico.

Illustratore, scenografo, costumista, autore di cinema d’animazione, ceramista, decoratore d’interni, Luzzati ha espresso tutti questi aspetti creativi attraverso una forma narrativa che ricorre nei diversi modi espressivi e che ritroviamo nei disegni, collages originali, ceramiche, pannelli esposti in mostra.
La galleria d’arte Il Vicolo compie quest’anno 50 anni di attività (1967 -2017) e prevede un calendario di mostre che celebreranno la galleria e i suoi artisti.

La galleria d’arte Il Vicolo inaugura la mostra Emanuele Luzzati. Opere dal 1950 al 2000 giovedì 9 marzo alle 18.00 in via Maroncelli 2.

@redazione

The Art of Life. David Lynch allo Spazio Oberdan

Dal 22 febbraio al 6 marzo lo spazio Oberdan ospita The Art of Life.

Un documentario presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia e dedicato all’arte di David Lynch.

Il film ritrae Lynch nel suo studio sulle colline sopra Hollywood, mentre racconta aneddoti dal proprio passato, come fossero scene da un suo film. Strani personaggi emergono come ombre dalle pieghe del tempo, ma solo per scomparire ancora di nuovo, lasciando un segno indelebile sull’artista e sullo spettatore.

David Lynch: The Art Life mette anche in luce le paure, le contraddizioni e gli sforzi che Lynch ha dovuto superare durante la propria carriera, incontrando le persone che hanno contribuito alla sua formazione. Appare così evidente che già da giovane Lynch vedesse il mondo in modo diverso, assimilandone le ombre e impiegando i propri sogni fino a creare gli affreschi visionari che hanno ipnotizzato il pubblico di tutto il mondo.


CALENDARIO e SCHEDA DEL FILM
CINEMA SPAZIO OBERDAN - MILANO
22.02 h 21.15 / 23.02 h 19 / 25.02 h 21.15 / 02.03 h 21.15 / 03.03 h 17 / 05.03 h 21.15 / 06.03 h 19

David Lynch: The Art Life
R.: Rick Barnes, Jon Nguyen, Olivia Neergaard-Holm. Fot.: Jason S. Musiche: Philip Nicolai Flindt. Mont.: O. Neergard-Holm. Usa/Danimarca, 2016, 90’, v.o. sott. it.
David Lynch accompagna lo spettatore in un intimo e personale viaggio nel tempo, raccontando gli anni della sua formazione artistica. Dall’infanzia nella tranquilla provincia Americana fino all’arrivo a Philadelphia, le tappe del percorso che ha portato Lynch a diventare uno dei più enigmatici e controversi registi del cinema contemporaneo. Il film penetra nell’arte, nella musica e nei primi film di Lynch, gettando luce negli angoli oscuri del suo singolare mondo e permettendo al pubblico di capire meglio l’uomo e l’artista.

@Angela Lepore

Gianni a Campo Teatrale

Va in scena a Campo Teatrale dal 23 al 26 febbraio (ore 21, la domenica ore 18.30),lo spettacolo Gianni, diretto e interpretato dalla giovane attrice perugina Caroline Baglioni, rivelazione della nuova scena teatrale italiana, una produzione La società dello spettacolo, spettacolo vincitore del Premio In-Box 2016 e progetto vincitore del Premio Scenario per Ustica 2015.

Caroline Baglioni - attualmente impegnata con La società dello spettacolo nella preparazione della nuova produzione con debutto previsto il prossimo autunno - ritrova nella voce dello zio, Gianni Pampanini, affetto da problemi maniaco-depressivi, le tracce di verità di un’esistenza che la scrittura teatrale riesce a sottrarre all’oggettivazione della malattia.

«Avevo circa tredici anni – scrive Caroline Baglioni - Mio padre tornò a casa e disse che era arrivato il momento di occuparci di Gianni. Era un gigante Gianni. Alto quasi due metri, ma a me sembravano tre e nella mia mente è un film in bianco e nero. Gianni sembra oggi un ricordo lontano, ma era lontano anche quando c’era.
Era lo zio con problemi maniaco-depressivi che mi faceva paura. Aveva lo sguardo di chi conosce le cose, ma le ripeteva dentro di sé mica ce le diceva. Fumava e le ripeteva dentro di sé. Gianni non stava mai bene. Se stavamo da me voleva tornare a casa sua. Se stava a casa sua voleva uscire. Se era fuori voleva tornare dentro. Dentro e fuori è stata tutta la sua vita. Dentro casa. Dentro il Cim. Dentro la malattia. Dentro al dolore. Dentro ai pensieri. Dentro al fumo. Dentro la sua macchina. E fuori. Fuori da tutto quello che voleva.
Non aveva pace Gianni. Ogni centimetro della sua pelle trasudava speranza di stare bene. Stare bene è stata la sua grande ricerca. Ma chi di noi non vuole stare bene?

Nel 2004 in una scatola di vecchi dischi, ho trovato tre cassette. Tre cassette dove Gianni ha inciso la sua voce, gridato i suoi desideri, cantato la sua gioia, detto la sua tristezza.
Per dieci anni le ho ascoltate riflettendo su quale strano destino ci aveva uniti. Un anno prima della mia nascita Gianni incideva parole che io, e solo io, avrei ascoltato solo venti anni dopo. E improvvisamente, ogni volta mi torna vicino, grande e grosso, alto tre metri e in bianco e nero».
Dalla motivazione della Giuria del Premio Scenario: "Colpisce la trasformazione di un materiale biografico intimo e drammatico in un percorso personale di ricerca performativa: la traccia audio originale di un’esistenza spezzata, come il testamento beckettiano di Krapp, ispira una partitura fisica, gestuale, coreografica in un efficace gioco tra due ambiti scenici che si rivelano anche esistenziali. Un lavoro sulla memoria individuale capace di creare uno spazio di comprensione ed empatia che scuote lo spettatore."


Info
www.campoteatrale.it/teatro/gianni

@Redazione

martedì 14 febbraio 2017

Torna East Market. Vintage e Handmade

Torna East Market, il mercatino milanese dedicato ai privati dove tutti possono vendere, comprare e scambiare. Nel mese di febbraio gli espositori raggiungono quota 270 con migliaia di articoli nuovi e usati tra vintage, artigianato, collezionismo, modernariato, design e pulci negli oltre 6000 mq espositivi dell'ex fabbrica di Lambrate. 

Tra le presenze di questo mese segnaliamo Bottega Pensante, che ricicla e conferisce una nuova funzione a vecchi oggetti in disuso: una botte può diventare un tavolino da salotto, una vecchia valigia si trasforma in libreria e così molte altre idee originali. Sabotage Furniture con decine di stampe anatomiche antiche, vasi da farmacia, piatti "sabotati", ex voto e oddity di ogni tipo. Django Nokes che raccoglie e propone pregiate stampe, cornici fatte a mano e una vasta gamma di oggettistica d'antiquariato.

Nel nuovo spazio in via Massimiano saranno riuniti gli espositori dell'hand-made e del design, mentre nel resto dei padiglioni ci saranno vestiti, vinili, mobili, accessori e tutti gli oggetti che come di consueto colorano il mercatino. Per questa edizione sarà allestita una speciale Game Zone dedicata ai giochi culto degli Anni '80 e '90: Mario Festa allestirà un corner dedicato ai videogiochi arcade, ovvero, i mitici cabinati a gettoni, mentre Liza Sartorello decine di console e cartucce di giochi storici come Street Fighter, Donkey Kong passando per Mario Bros e molti altri.

East Market può vantare un fedele seguito di pubblico e di espositori, ispirandosi ai mercati dell’East London, si propone come un connubio di moda, fai da te, mercato del riciclo che strizza l'occhio alle nuove tendenze del fashion e della musica. Migliaia di persone si danno appuntamento a Lambrate, animando il quartiere e rivitalizzando anche gli esercizi commerciali, che posso beneficiare di un così vasto raggruppamento di ragazzi, famiglie e di venditori. East Market è sempre a ingresso è libero e all’interno dei vari padiglioni sono allestiti anche dj set pomeridiani con le migliori selezioni del momento. Sempre a disposizione del pubblico anche il Braid Bar, uno speciale corner dedicato al look, dove sarà possibile farsi acconciare con le mitiche treccine hip hop, cult assoluto degli Anni '90.

Sempre aperto anche l'East Market Diner: il nuovo spazio food e beverage interno firmato e gestito dallo staff di East Market. Il Diner propone un'offerta culinaria internazionale: dai ravioli cinesi e giapponesi al vapore ai tacos di pollo, dall'hawaiian sashimi ai burger e hot dog più gustosi e il tipico "jerk chicken" jamaicano.

Domenica 19 febbraio 2017.

@Redazione

Hic Enoteche. Gli Appuntamenti di Febbraio

Tanti gustosi appuntamenti da Hic Enoteche (via Spallanzani e via Sidoli) per la settimana di San Valentino.

Martedì 14/02 - IN TUTTE LE HIC
PERFETTI SCONOSCIUTI : appuntamento al buio, una bottiglia di vino per riscaldare l'atmosfera.
Pare servano uomini, ok ok... ve lo diciamo con calma ... SERVONO UOMINI!! Per ora il rapporto è 6 donne a 1 uomo, forza ragazzi il vino aiuta... alle 20, 20 Euro

Mercoledì 15/02 - HIC SPALLANZANI
LA GUERRA DEI (grandi) ROSSI: Supertuscans (Grattamacco e Sodi di San Niccolò) Vs Barolo Prunotto Bussia e Lazzarito Ettore Germano: scontro titanico! leggi qui alle 20, 40€

Sabato 18/02 & Domenica 19/02 - DA HIC
TRIPLO APPUNTAMENTO! In occasione del Milano Live Wine, 3 produttori: Vinica e De Bartoli in Spallanzani (il 18 e 19) e Principiano in Sidoli (il 18) leggi qui dalle 20!

@Redazione

Aperitivo in Concerto. Al Manzoni arrivano gli Industrial Revelation

Domenica 26 febbraio, il Teatro Manzoni di Milano presenta per “Aperitivo in Concerto” gli Industrial Revelation, un gruppo di giovani musicisti provenienti da Seattle.

Seattle nel mondo è assurta a fama musicale per essere stata la culla dello stile “grunge” e di un gruppo come i Nirvana di Kurt Cobain. Ma i musicisti che compongono Industrial Revelation, e che oggi vanno affermandosi sui principali palcoscenici americani, dimostrano che non solo anche al di fuori di New York esiste una musica improvvisata particolarmente creativa e originale, ma che a Seattle sta nascendo un modo di intendere l’improvvisazione al di fuori degli schemi.

È una musica, quella degli Industrial Revelation, che ha abbandonato certi contrasti forti, certe dinamiche accese del jazz, concentrandosi su aspetti dell’improvvisazione di gran lunga meno battuti: colpisce nei lavori di questi musicisti l’intenso afflato poetico, la malinconica bellezza dei materiali tematici, l’eleganza degli sviluppi e, al contempo, la capacità di dare una veste drammatica e coinvolgente a un vero e proprio stile che è tutt’altro che incline a una grazia accondiscendente. Perché delle tradizioni del jazz gli Industrial Revelation hanno saputo conservare, e persino ampliare, il pathos del cosiddetto “storytelling”, cioè la capacità di narrare una storia facendone diventare protagonista il pubblico.

Esiste oggi, grazie a questi superbi interpreti e strumentisti, un vero e proprio “stile” di Seattle, il ‘Seattle Garage- Jazz’, che sembra non casualmente riflettere la complessa introspezione della città.

@Redazione

Officina Libraria. La Ca' Granda da Ospedale a Università

È considerata un’istituzione da tutti i milanesi. È l’architettura che si affaccia su via Festa del Perdono 7, nel capoluogo meneghino.

 Dal dopoguerra ospita una delle più grandi università italiane, l’Università degli Studi, ma in realtà nacque con la funzione di ospedale.

Era il 12 aprile 1456 quando il duca Francesco Sforza posò la prima pietra dell’Ospedale Maggiore, noto anche come Ca’ Granda, per l’appunto la “grande casa” dei milanesi, definita poco più di cent’anni dopo da Giorgio Vasari: «luogo tanto ben fatto et ordinato che per simile non credo ne sia un altro in tutta Europa».

Così due docenti dell’Università Statale, Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, raccontano del proprio luogo di lavoro, uno scrigno architettonico che custodisce oltre cinque secoli di storia, nel volume “La Ca’ Granda. Da Ospedale a Università. Atlante storico-artistico”, edito da Officina Libraria e disponibile in libreria dal 23 febbraio.

Ne nasce un atlante inedito che, partendo da un’accurata analisi storico-artistica, include avvenimenti più noti ma anche episodi minori per la prima volta descritti. Racconti relativi alla fondazione, alla vita che si svolgeva nei chiostri, fino ai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale e al progetto di un “restauro di liberazione”. Non mancano quindi i protagonisti più celebri, dagli Sforza al Filarete, dal Guercino a San Carlo fino a Lucio Fontana, per completare con personaggi minori e citazioni che vanno a restituire un quadro completo relativo all’edificio e alla sua storia.

Il testo è corredato da 130 immagini a colori e in bianco e nero che favoriscono l’immersione in questo viaggio caleidoscopico, mostrando anche le scene di culto dell’Ospedale, le insegne fasciste, il Cardinal Montini, gli scontri del ’68 e del ’77, il mercatino di Largo Richini, Lucio Fontana, Camilla Cederna…

Il ricco apparato di note, inoltre, approfondisce ulteriormente l’analisi per i lettori più curiosi raccontando storie di ritrovamenti, identificazioni e precisazioni, rendendo accessibili e ordinati i dati tratti dall’immenso patrimonio ospedaliero prima e universitario poi.

Gli Autori

Giovanni Agosti ha scritto, tra l’altro: Su Mantegna I. La storia dell’arte libera la testa (2005), Le rovine di Milano (2011). Ha curato, con Dominique Thiébaut, la mostra su Mantegna al Louvre (2008) e, con Jacopo Stoppa, quella su Bernardino Luini e i suoi figli al Palazzo Reale di Milano (2014).

Jacopo Stoppa ha scritto Il Morazzone (2003). È stato, con Giovanni Agosti, curatore delle mostre Il Rinascimento nelle terre ticinesi (Mendrisio, Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, 2011), Bramantino a Milano (Milano, Castello Sforzesco, 2012), Bernardino Luini e i suoi figli (Milano, Palazzo Reale, 2014).

La Prima la Migliore. Erich Maria Remarque in Scena all'Elfo Puccini

«Vengano i mesi e gli anni, non mi prenderanno più nulla. Sono tanto solo, tanto privo di speranza che posso guardare dinanzi a me senza timore. La vita, che mi ha portato attraverso questi anni è ancora nelle mie mani e nei miei occhi. Se io abbia saputo dominarla, non so. Ma finché dura, essa si cercherà la sua strada, vi consenta o non vi consenta quell’essere, che nel mio interno dice “io”». Erich Maria Remarque


Va in scena all'Elfo Puccini dal 14 al 19 febbraio lo spettacolo La prima, la Migliore, liberamente tratto da Niente di Nuovo Sul Fronte Occidentale.

Note di Regia.

L’occasione questa volta è quella del centenario del primo conflitto mondiale che sconvolse l’Italia, l’Europa e il pianeta intero. È incredibile come studiando un evento accaduto ormai tanto tempo fa ci si senta coinvolti da situazioni e sensazioni che sembrano raccontare la nostra contemporaneità. Ed allora la condizione di una generazione “perduta” per un’ideologia criminale, propagandata a tutto spiano, la distanza fra il popolo e chi lo governa, il cambiamento epocale ed il conseguente smarrimento esistenziale diventano metafore per raccontare la nostra condizione, il nostro tempo nel nostro paese.
L’idea ci è venuta qualche anno fa leggendo il romanzo confessione Niente di nuovo sul fronte occidentale di E.M. Remarque. 

L’autore in maniera lucida e feroce racconta di popoli lanciati uno contro l’altro, per odio e per orgoglio e al contempo riflette e fa riflettere sulla situazione di depressione e disperazione che avvolge senza tregua la società ieri come oggi. 

Di qui è iniziata un’indagine, storico-letteraria, ancora in atto, che mescola le materie di interesse, dal politico al sociale, dall’economico all’artistico, fornendo una contaminazione di linguaggi, stili ed argomentazioni in cui è sempre più interessante avventurarsi per proseguire il nostro cammino di ricerca, la nostra avventura alla scoperta di chi siamo, di chi siamo stati e di chi potremo un giorno divenire». Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari

Human al Mic

Domenica 26 febbraio alle ore 17 presso il MIC - Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana presenta HUMAN, documentario di Yann Arthus-Bertrand in cui si intrecciano una moltitudine di storie diverse alla ricerca della risposta alla domanda “cosa ci rende umani?”

Nell’arco degli ultimi tre anni, il regista Yann Arthus-Bertrand ha viaggiato in più di 60 Paesi e ha intervistato più di duemila persone in decine di lingue diverse, per cercare di rispondere a una domanda tanto semplice quanto profonda.

Questo documentario raccoglie storie e immagini accomunate dal fatto che mostrano ciò che è presente in ogni uomo, il suo lato più oscuro e quello più nobile. Il film, con storie sia crudeli e violente sia piacevoli e delicate, spinge a far riflettere sulla varietà e sulla diversità del genere umano. 

Non esiste una persona identica a un’altra: siamo tutti diversi l’uno dall’altro, per le nostre vite, i nostri sentimenti, il nostro aspetto fisico. Ma tutti noi siamo accomunati proprio dal fatto di essere umani, di sentire come sentono gli umani e pensare come pensano gli umani: Human è ciò che noi tutti siamo, dalla nascita fino alla morte. 

La terra, la nostra terra è sublimata attraverso immagini aeree inedite – accompagnate da musica per esempio operistica – che testimoniano la bellezza del mondo e offrono momenti di respiro e di introspezione. 

Human è un’opera di impegno che ci consente di abbracciare la condizione umana e di riflettere sul senso della nostra esistenza. Il film è interamente finanziato dalla Fondation Bettencourt Schueller.

@Angela Pastore

lunedì 13 febbraio 2017

Rocco e i Suoi Fratelli. Le Foto di Scena

Dal 19 febbraio al 31 marzo 2017 presso il Foyer del Cinema Spazio Oberdan di Milano, sarà allestita la seconda delle sette mostre fotografiche di Cineteca70 previste nel corso del 2017, dedicata alle foto dal set del film Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti del 1960.

La vernice della mostra fotografica è prevista domenica 19 febbraio alle ore 13, al termine della proiezione del film Rocco e i suoi fratelli. A seguire aperitivo per tutti i presenti.

Il 1960 è stato un anno magico per il cinema, e non solo per essere stato l’anno de La dolce vita. Il milanese Luchino Visconti terminava infatti di girare, e presentava a Venezia, dove mancò di poco il Leone d’oro, uno dei titoli più noti e acclamati della sua filmografia, Rocco e i suoi fratelli. 

Tragica vicenda di disgregazione familiare e di perdizione su cui grava la mano del Fato, quasi un seguito ideale de La terra trema, a questo melodramma strutturato come una tragedia classica il regista imprime una dimensione atemporale ed epica, giocando su forti contrapposizioni narrative e su taglienti contrasti di luce.

La straordinaria narrazione viscontiana dell’odissea dei fratelli Parondi, sbalzati dalla natia Lucania alla civiltà urbana del Nord, la potenza espressiva e linguistica che trova assonanze col mito greco, le ambientazioni in una grigia e inospitale Milano fotografata da Giuseppe Rotunno, che gli valse il Nastro d’Argento (la stazione Centrale, Lambrate, Roserio, la Ghisolfa, un Idroscalo ricreato per mancati permessi a Latina…) rivivono nelle foto di scena del film.


Giovanna Calvenzi, studiosa e docente di fotografia contemporanea, ha selezionato quaranta scatti del capolavoro di Visconti tra i circa duecento conservati presso l’archivio della fototeca di Fondazione Cineteca Italiana.

Gli autori (in prevalenza grandi professionisti come Paul Ronald e Giovan Battista Poletto), adeguandosi alle scelte formali del direttore della fotografia, imprigionano gli istanti in cui si condensa il significato di un’intera scena, magari non presente poi nel montaggio finale; il loro lavoro tuttavia è prezioso perché documenta il ‘farsi’ del film, in una galleria di volti, sguardi, posture, ambienti, che possono essere riproduzioni fedeli delle scene o istantanee del backstage, dove sempre entra in gioco la loro personale sensibilità. 

@Redazione

TAPAS TEATRALES BILINGÜES all' Istituto Cervantes di Milano

“Tapas Teatrales Bilingües” è una scommessa, che nasce dalla sinergia di Istituto Cervantes e Regula Teatro.

 L'intenzione è quella di unire l'agilità di pièces teatrali brevi all'opportunità di vederle declinate contestualmente, nella stessa serata, sia nell'interpretazione italiana che in quella spagnola. Un progetto, che vuol percorrere luoghi non convenzionali, in cui creare occasioni conviviali d'incontro e confronto fra le culture.

Il primo ciclo sarà “Riflessi/Reflejos”, coprodotto con l'Istituto Cervantes di Milano anche sede degli incontri, che si terranno dal 13 febbraio al 31 marzo, per otto lunedì consecutivi.

S'inizierà con “Monologico/Monològico” (lunedì 13 febbraio e poi ancora lunedì 13 marzo), “Vuoto/Vacìo” (lunedì 20 febbraio e poi ancora lunedì 20 marzo) e “Instruzioni (II)/Instrucciones (II)” (lunedì 27 febbraio e poi ancora lunedì 27 marzo), tre monologhi ancora inediti in Italia, tratti da “Teatro Menor” di José Sanchis Sinisterra e per la regia di Raul Iaiza.
A completare il programma “Con cierto desconcierto – Concerto (Bilingue) d'Attori”, scritto e diretto da Raul Iaiza, lunedì 6 marzo e poi ancora lunedì 31 marzo a conclusione di ciascuno dei due cicli di “Riflessi/Reflejos”. Sarà un concerto d’attori, sempre in chiave bilingue, che vede in scena Regula Teatro alle prese con un lavoro totalmente proprio.

“Riflessi/Reflejos”

Tre monologhi di José Sanchis Sinisterra, in versione riflessa: italiano e spagnolo.
Un teatro da camera, vicino e scoperto, dove la scena tematizza la sua propria teatralità, fino a confondere in un gioco di riflessi l’ironia con l’autoironia.
Drammaturgia: José Sanchis Sinisterra
Regia: Raùl Iaiza
con Valentina Papis (versione italaiana), Giulia Varotto (versione spagnola)
Assistente alla regia: José Luis Torrijo
Messa in scena: Regula Teatro
Coproduzione Istituto Cervantes di Milano e Regula Teatro

“Monologico/Monològico”, lunedì 13 febbraio e 13 marzo
Un’attrice, alle prese con la costruzioni segreta del suo personaggio, si prepara per affrontare un monologo, ma qualcosa d’inaspettato “appare” tutt'a un tratto...
“Vuoto/Vacìo”, lunedì 20 febbraio e 20 marzo
Una non meglio precisata “teatrante” – attrice? regista? - si accinge a risolvere, davanti e insieme agli spettatori, una scena assai singolare d’un dramma passionale in corso d’opera. Se non che…
“Istruzioni (II)/Instrucciones (II)”, lunedì 27 febbraio e 27 marzo
Un’attrice cerca di comprendere i singolari accostamenti nel testo che deve recitare e che trova decisamente inconcepibili. Ed eccola davanti a un vuoto che sembra rigenerarsi incessantemente.

@Redazione

San Valentino al Museo Bagatti Valsecchi

Appunto con l'amore in una delle dimore storiche più belle di Milano, il Museo Bagatti Valsecchi.

Quella di via Gesù è una casa che è stata testimone, nei secoli, di tanti amori: tra i due coniugi (Carolina e Giuseppe), tra i due fratelli (Fausto e Giuseppe), tra genitori e figli, quello per l’arte, per il collezionismo e per la città di Milano.

Quest’anno il Museo Bagatti Valsecchi si fa portavoce del connubio tra arte e amore: cosa c’è di più bello che condividere la bellezza con le persone cui si vuole bene?

Martedì 14 febbraio 2017 il Museo rimarrà aperto fino alle ore 20 e ciascuna coppia potrà accedere acquistando un unico biglietto.

Non solo, dall’11 al 14 febbraio 2017, saranno disponibili in biglietteria una serie di accessori che i visitatori potranno indossare per scattarsi foto all’interno del Museo, sentendosi proprio come i coniugi Carolina e Giuseppe Bagatti Valsecchi. 

Chi poi condividerà le immagini sulle pagine social del Museo riceverà un gadget in omaggio.

@redazione

venerdì 10 febbraio 2017

L' Estraneo

“Un rumore. Trasalisco. Un tonfo sordo, come un battente che si chiude.
Poggio l'orecchio contro la porta della camera. Adesso è tutto calmo. Forse il fermacarte lo ha ferito al punto da costringerlo a scappare. 
Continuo a origliare, gli occhi chiusi e il respiro mozzato. La mia speranza dura una manciata di secondi, poi sento dei passi sulle scale, lenti e pesanti.
Sta salendo. Mi ha seguito. E adesso non sarà più così conciliante. 
E io sono senza cellulare: non posso nemmeno chiedere aiuto.”

"L'estraneo" è un thriller psicologico di Ursula Poznanski e Arno Strobel che racconta la storia di Joanna e Erik, due personaggi la cui serenita' viene bruscamente interrotta da un misterioso estraneo.
Ma chi è questa figura che tutt'ad un tratto ha deciso di intromettersi nella loro vita? Qual'è il suo scopo?
Joanna è una giovane donna di origini australiane che ha deciso di trasferirsi in Germania alla larga dalle pressioni familiari.
Una sera dopo essere uscita dalla doccia, si ritrova faccia a faccia con uno sconosciuto che mettera' a dura prova la sua sanita' mentale.
Erik un uomo impiegato in una grossa azienda tedesca, si trova a fare i conti con una persona che dovrebbe conoscerlo meglio di chiunque altro ma che per qualche oscura ragione appare invece terrorizzata dalla sua presenza.
Il libro si suddivide quindi proponendo il punto di vista, le angosce e i dubbi di entrambi i protagonisti in una perfetta sincronia.
Pagina dopo pagina, il lettore viene catapultato all'interno di questa storia complessa e ricca di suspense senza trovare una spiegazione possibile per i diversi avvenimenti.
Un thriller in cui ogni personaggio potrebbe essere l'ideatore di tutta quest'immensa tortura psicologica.
Soltanto alla fine di uno stravolgente susseguirsi di eventi si arrivera' a scoprire un'inaspettata e ingarbugliata realta'.
"L'Estraneo" è un libro che nonostante la lunghezza si legge in poco, pochissimo tempo grazie alla sua trama scorrevole e in grado di mantenere vivo l'interesse di chi legge fino all'ultima pagina.

«Trattengo il fiato e tendo le orecchie, concentratissima. Di nuovo

silenzio totale. Mi sono sbagliata? Possibile che quei rumori fossero frutto della mia immaginazione?"



@Cecilia Alessandra Carbonaro

giovedì 9 febbraio 2017

San Valentino in Cineteca. My Love don't cross that River

Nella giornata degli innamorati 2017, presso le tre sale della Fondazione Cineteca Italiana – Cinema Spazio Oberdan, MIC - Museo Interattivo del Cinema e Area Metropolis 2.0 (Paderno Dugnano) - Fondazione Cineteca Italiana presenta SAN VALENTINO IN CINETECA con il film My Love don’t Cross that River di Jin Mo-young, racconto disarmante di un amore infinito, uno sguardo delicato sul momento del triste addio.


Proiettato al Trento Film Festival 2016, My Love, don’t Cross that River è un documentario che racconta 15 mesi della vita di due centenari sposati da 75 anni e innamorati come il primo giorno. Grazie a uno sguardo insieme attento e discreto, il regista coreano Mo-young Jin è riuscito a cogliere l’intimità profonda che lega i due protagonisti, la grazia e la purezza dei loro sentimenti, realizzando un’opera commovente che supera ogni confine geografico e culturale e arriva a mostrare cosa sia il vero amore.

Martedì 14 febbraio 2017 il film verrà proiettato nelle tre sale della Cineteca (h 17 al MIC, h 21 Area Metropolis 2.0 e h 21.15 Cinema Spazio Oberdan).
Presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema e Area Metropolis 2.0, chi si scambierà un bacio appassionato in biglietteria potrà entrare alla proiezione gratuitamente.

Il film sarà poi proiettato presso il Cinema Spazio Oberdan sino al 21 febbraio 2017.

@Redazione

Dramatour. Gli Appuntamenti di Febbraio

Tanti gli appuntamenti con Dramatour per il mese di febbraio.

Ecco i più importanti.

MUDEC. 11 Febbraio.
Non è necessario cambiare continente per viaggiare. A volte basta scendere a Porta Genova.
Il DramaTour al MUDEC è un viaggio all'interno del museo, in compagnia di due esploratori senza tempo, alla scoperta di ciò che resta di civiltà perdute e luoghi dimenticati.

I SEGRETI DI BRERA. 11 febbraio (ore 16.00) - 14 febbraio (ore 19.00)
A San Valentino torna l'unica prostituta letteralmente in grado di far battere... i nostri e i vostri cuori! La Wanda! Pronta a prenderci per mano e accompagnarci alla scoperta della sua Brera.
Contadini, spazzacamini, politici, artisti ed ecclesiastici rivivono nei racconti della Wanda e del fidato Ambrogio, facendovi scoprire una Brera tutta diversa e una Milano ormai sepolta dietro i muri riverniciati e i sampietrini riposizionati.

C'ERA UNA VOLTA IN BANCA. 18 febbraio
Le Gallerie d'Italia sono un luogo magico. I Palazzi che compongo le Gallerie sono stati una casa, un istituto di credito, un bersaglio per le bombe naziste, persino un laboratorio. Ma ancora oggi sono, prima di tutto, una banca. Di opere d'arte, di vite, di storie.

Una guida professionista ti accompagnerà a conoscere i personaggi che hanno abitato i PalazzI Anguissola, Beltrami e Brentani, prima che si unissero per diventare uno dei musei più suggestivi d'Italia.

CASA BOSCHI DI STEFANO 19 E 25 Febbraio (ore 15.00)
Il mese dell'amore continua con uno dei luoghi più artistici e romantici di Milano... Venite a conoscere la coppia più innamorata di tutti i tempi! Altro che Romeo e Giulietta!
Marieda Di Stefano e Antonio Boschi vi apriranno le porte di casa loro, pronti a parlarvi del loro amore, e della loro indomabile passione per l'arte.


DRAMATRAM. 22 febbraio (ore 19.00 e 20.30)
Ogni ultimo mercoledì del mese, torna il tour più esclusivo di Milano! Accomodati sul velluto rosso, viaggia nel tempo con noi, su un tram storico degli anni '20...
A bordo del tram storico che viaggia ininterrottamente da quasi un secolo, la nostra contessa e il nostro controllore vi accompagneranno alla riscoperta di tradizioni, leggende e personaggi dimenticati della Milano di un tempo. Tutto comodamente seduti e con la Milano di oggi che sfreccia fuori dai finestrini... Un'esperienza più unica che rara!

Info e prenotazioni info@dramatra.it

Gli Innamorati di Goldoni. San Valentino al Teatro Sala Fontana

Va in scena al Sala Fontana dal 14 al 19 febbraio un classico del teatro italiano, perfetto, tra le altre cose, per festeggiare il giorno di San Valentino, Gli Innamorati di Goldoni.

La scuola del Teatro Stabile di Torino, porta in scena la sua versione “underground” de Gli innamorati.

La storia si svolge per intero in un luogo solo, chiuso, un po’ claustrofobico e un po’ decadente che Goldoni chiama “la stanza comune di una casa piuttosto strana”.
Questo luogo di cui parla l’autore è pensato dalla scenografa Gaia Moltedo come uno spazio neutro in cui tutto è “a vista”, persino gli attori non abbandonano mai la scena restandone ai margini quando tocca ad altri recitare. Un palco spoglio senza quinte dotato solo di una porta sul fondo è dunque il “ring” su cui si alternano le vicende di questi personaggi, animati da una serie di fraintendimenti, malintesi e gelosie d’amore.

E così incontriamo Fabrizio, causa della rovina economica della famiglia per la sua passione per il collezionismo di falsi, le nipoti Eugenia e Flaminia, ambivalenti nel loro modo di vivere l’amore, alternando alla gelosia vendicativa, momenti di estrema saggezza. E ancora Fulgenzio, l’impulsivo fidanzato di Eugenia, intento a badare alla cognata Clorinda nell’attesa del ritorno del fratello, e Roberto, nobile romano attirato dal fascino di Eugenia, fino al disvelamento del reale sentimento tra la giovane e Fulgenzio.

Poche sono quelle commedie nelle quali non entrino innamorati. E in quasi tutte, l’amore è il principale motore dell’azione. Questa commedia, però, che ha per titolo Gli innamorati, deve rappresentare un amore più violento, più speciale di tutti gli altri. Due persone che si amano fedelmente, perfettamente, dovrebbero esser felici soprattutto se non riescono a vedere ostacoli che attraversino i loro desideri. Ma la gelosia, che è un flagello per i cuori amanti, intorbida il bel sereno e fa nascere tempeste anche in mezzo alla calma. È una debolezza in noi ridicola e perfetta, leggera, fantastica, maldestra. Una ferita delirante e irrazionale e un odio pazzo e sospettoso, aggressivo e invidioso, che trasforma il balsamo in veleno. (Carlo Goldoni)

@Redazione

martedì 7 febbraio 2017

Voce all'Opera. In Scena il Barbiere di Siviglia

L’Associazione Voce All'Opera inaugura la Stagione lirica 2017 allo Spazio Teatro 89, portando in scena Il barbiere di Siviglia di G. Paisiello, nelle serate di mercoledì 15 e giovedì 16 febbraio 2017.

Nell’anno appena conclusosi si sono celebrati i 200 anni dalla scomparsa di uno dei più influenti compositori lirici del classicismo italiano, apprezzato e temuto da Mozart e Rossini. Appuntamento passato quasi in sordina nella città di Milano, ma che VoceAllOpera vuole festeggiare con la messa in scena dell’opera che più di ogni altra è esemplificativa della parabola di Paisiello, oscurata negli anni successivi dalla più nota rappresentazione rossiniana.

Come tutte le produzioni di VoceAllOpera, anche questa punta su due pilastri fondanti: il mettere in scena uno spettacolo che, a partire da un’esiguità dei mezzi ma forte di una maniacale attenzione all’aspetto attoriale dei cantanti, riesca a portare in scena gli affetti e a parlare un linguaggio a tutti comprensibile; e in secondo luogo lo scommettere tutto sui giovani, siano essi cantanti, direttori o musicisti. Questi gli intenti di Gianmaria Aliverta, regista e direttore artistico di VoceAllOpera (che, grazie all’eco delle sue stagioni milanesi, si è guadagnato le regie degli spettacoli al Teatro La Fenice di Venezia, a Firenze, a Martina Franca e in Giappone) e della sua squadra di giovani talenti.

Lo scaltro factotum Figaro sarà impersonato dal baritono Carlo Checchi, mentre il soprano Graziana Palazzo vestirà i panni di Rosina. I baritoni Luca Simonetti e Luca Vianello saranno rispettivamente dottor Bartolo e don Basilio. Il tenore spagnolo Néstor Losàn impersonerà il Conte d’Almaviva, mentre Maurizio De Valerio e Gabriele Faccialà saranno a loro volta Il giovinotto e Lo svegliato.
L’orchestra giovanile a parti reali di VoceAllOpera sarà diretta dal giovane Ferdinando Sulla, mentre il maestro al cembalo sarà Fabio Maggio, allievo dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino. Aliverta firma regia e scene, Sara Marcucci i costumi.


@Redazione

Project Room. La Geografia di Patrizia Novello alla Nuova Galleria Morone

Le geografie di Patrizia Novello in mostra alla Nuova Galleria Morone presenta nello spazio della project room.

Un lavoro di indagine sul paesaggio che parte dall'osservazione reale del luogo filtrata dall'immagine didascalica di una cartolina e che, attraverso un processo di riduzione, giunge a individuare la struttura della visione, le proporzioni fra i piani, i colori prevalenti, gli equilibri degli elementi naturali, la dislocazione delle presenze architettoniche. 

Il tutto è ridotto, con metodo analitico, a una essenza grafica, all'ingombro che distingue ogni corpo nello spazio relativo. Tale processo di astrazione cita in sottotraccia grandi maestri del Novecento.
Il tema della parola, le lettere trascritte nelle 21 didascalie delle cartoline, in tre lingue sovrapposte, francese, italiano, inglese, battute a macchina dalla celebre Olivetti Lettera 22, richiamano infine le opere testuali di Agnetti.

Novello applica questo retroterra ideale al tema della geografia. Il prospetto, la mappa, la panoramica di un luogo, diventano i punti di partenza per la scoperta di una ossatura, un ordito, una intelaiatura del reale che, quasi radiografato, rivela lo scheletro del visibile: ovvero la regola invisibile che soggiace alla sovrastruttura dell'apparenza. “La geometria, misura della terra” come diceva sempre Cézanne.

BIO
Nata a Milano nel 1978, si diploma all’Accademia di Brera, corso di Restauro dell’Arte Contemporanea nel 2003. Parallelamente si forma in pittura sotto la guida di Vincenzo Ferrari. Negli anni è invitata a partecipare a diverse residenze internazionali per artisti e simposi tra cui: 2008 Harlem Studio Fellowship by Montrasio Arte, New York e Kunst im Hospiz, St. Cristoph, Austria; 2010, 2012, 2013, 2014, 2015 Old House New Art, Izmir, Turchia. Espone nelle personali: 2014, I-XI, a cura di M. Tavola, Galleria San Fedele e LEOGALLERIES, Monza; 2013, Agganci di fase, a cura di P. Zürcher, Associazione Culturale Monteggiori Arte, Monteggiori, Camaiore; Processo di caduta, a cura di A. Comino, galleria Spaziotemporaneo.

@Redazione

Omaggio a Jim Jarmush allo Spazio Oberdan

Appuntamento allo Spazio Oberdan dall'11 al 21 febbraio per conoscere da vicino uno dei grandi outsider del cinema contemporaneo.

La Fondazione Cineteca Italiana propone una rassegna con i film più importanti di Jim Jarmusch, autore del recentissimo e bellissimo Paterson.

Nato nel 1953 in Ohio, ma di origini miste – olandesi, ceche, tedesche, irlandesi -, Jarmusch è l’autore che più di ogni altro ha riletto in chiave critica la mitologia on the road e il rapporto fra l’uomo e il paesaggio americano.
Cresciuto nella cultura underground newyorchese degli anni Settanta, Jarmusch firma da sempre un cinema popolato di personaggi sradicati, figure dubbiose, esitanti, quasi filosofiche, che osservano con perplessità insieme ironica e sofferta una realtà di cui cercano di rintracciare il senso. Un cinema alimentato da uno sguardo sempre lucido e attento, che si posa sul mondo con ostinata insistenza e capace di restituire alle cose la densità perduta.

Testimonianza di questo i suoi due ultimi film, il citato Paterson e Solo gli amanti sopravvivono, con cui Jarmusch, dopo alcuni anni dal suo altro capolavoro Broken Flowers, è tornato a proporsi come uno dei registi più interessanti del panorama mondiale.
Della rassegna fa parte anche Gimme Danger, l’ultimo, potente documentario di Jarmusch, autentica lettera d’amore agli Stooges e a Iggy Pop.

La rassegna offre una panoramica sulla ricca filmografia del regista, partendo dai cult underground degli esordi (Permanent Vacation, Stranger Than Paradise, Daunbailò) per arrivare a capolavori della maturità quali il western esistenzialista Dead Man e il noir urbano Ghost Dog, geniale connubio tra il cinema di Melville e le culture hip hop e giapponese. E in mezzo a tanti gioielli trova anche spazio uno stralunato e irriverente film a episodi: Coffee and Cigarettes, collezione di spassosi siparietti con protagonisti habitué del regista come Roberto Benigni, Bill Murray e i musicisti Tom Waits e RZA.

@Angela Pastore

Lo Scandalo di Schnitzler all'Elfo Puccini

Un amore scandaloso sul palcoscenico dell'Elfo Puccini dal 7 al 19 febbraio.

Stefania Rocca e Franco Castellano portano in scena la piece teatrale Scandalo del drammaturgo viennese Arthur Schniztler.

Un amore giovane e profondo, che travolge gli schemi stantii della società: è quello che lega Hugo, rampollo dell’alta borghesia e Toni, ragazza invece di bassa estrazione. È quello da cui nasce Franz, per quattro anni tenuto nascosto alla famiglia di lui, come la loro felice relazione. Improvvisamente però Hugo ha un incidente e, in fin di vita, chiede alla famiglia di accogliere il figlio e la donna. La famiglia affronta lo scandalo, crede di poterne reggere i contraccolpi: Toni e il bimbo entrano nella ricca casa dei Losatti circondati d’affetto, tanto che la giovane inizia a immaginare una nuova vita.

Ma in breve la presenza estranea inizia a suscitare insofferenza: si allontanano gli amici, muta il peso della famiglia in società, e se le donne continuano a proteggere i nuovi arrivati, gli uomini mostrano sempre più chiaramente il loro disappunto per la situazione. A far deflagrare il fragile equilibrio è l’improvvisa morte del piccolo Franz: dopo nulla potrà più arginare la vigliaccheria e la volgarità di quell’ambiente dorato, né la sottile violenza delle convenzioni sociali. E Toni ne sarà drammaticamente soffocata.

Attuale più che mai: nell’Italia di oggi o nella Vienna di Schnitzler, il sospetto, l’esclusione e il rifiuto per l’“altro” sono armi taglienti che mietono vittime.

@Redazione